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GinPent® – Gli studi

La ricerca

la capsula con all'intero la radice del ginpent
Medicina non convenzionale & ricerca scientifica


























































Regione Lombardia

L’esempio del GinPent®

Indagine clinica presso l’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi in un gruppo di pazienti trattati tradizionalmente ai quali viene aggiunta l’integrazione della terapia con il fitocomplesso GinPent® varietà europea GinPent®, a paragone di un gruppo omogeneo trattato invece senza tale integrazione. I risultati sono volti all’attenzione della Commissione Scientifica Regionale dedicata allo studio delle Medicine non Convenzionali.

Dott. PAOLO BUSELLI, Responsabile Riabilitazione Ortopedica AO Provincia Lodi, Ospedale Sant’Angelo Lodigiano.

Prof. PIERGIORGIO SPAGGIARI, Direttore generale AO Provincia di Lodi (maggio 2005)

Dalle ricerche di cure attraverso l’uso di piante naturali e dei loro estratti deriva la spinta ad indagare con metodo “scientifico” gli effetti terapeutici ottenibili con sistemi non convenzionali (rispetto alla medicina allopatica tradizionale occidentale).

La Regione Lombardia ha da anni promosso importanti iniziative in tal senso, dando accoglienza presso le strutture mediche lombarde a ricerche mirate a diversi aspetti terapeutici.

Tali studi sono promossi per affrontare con serietà una domanda diffusa di mezzi terapeutici “naturali”, ma trovano il loro sostegno anche nella possibilità di verificare l’efficacia di cure naturali che potrebbero rivelarsi interessanti, oltre che per gli aspetti clinici, anche per le possibilità di risparmio economico legato all’utilizzo di mezzi a costi ridotti: proprio in quanto naturali.

La spinta all’approfondimento è stata colta da numerose strutture private operanti in tal senso e da strutture pubbliche, che sono diventate capofila nelle ricerche proposte.

Nella prima tornata di ricerche approvate dalla Regione Lombardia, l’Azienda Ospedaliera della Valtellina e Valchiavenna, allora diretta dal Prof. Piergiorgio Spaggiari aveva realizzato diverse ricerche mirate in medicina non convenzionale, con importanti risultati interessanti.

A conclusione di questo primo ciclo sono stati pertanto presentati alla Regione Lombardia altri progetti di ricerca in medicina non convenzionale approvati nel 2004. Il Prof. Piergiorgio Spaggiari. ora Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi, ha ripreso alcuni dei progetti proposti e ha stimolato le strutture ospedaliere a procedere con le ricerche approvate dalla Regione Lombardia.

Appare di particolare interesse, nel quadro delle ricerche avviate, lo studio che ha per tema la valutazione dell’assunzione del fitocomplesso GinPent®, nei casi di ipercolesterolemia e diabete, nella riduzione del rischio cardiovascolare e nella riduzione dei relativi fabbisogni farmacologici tradizionali.

I presupposti scientifici di queste ricerche si ritrovano negli studi riguardanti la possibilità da parte dell’estratto di GinPent® di intervenire su numerosi processi patologici legati alla degenerazione tissutale indotta da uno squilibrio delle concentrazioni cellulari di ossido nitrico.

L’Ossido Nitrico infatti è attivo nella patogenesi dei fenomeni di degenerazione tissutale particolarmente importanti a livello delle pareti dei vasi. Ed è qui che un anomalo livello di ossido nitrico svolge un ruolo di primo piano nella patogenesi delle malattie infiammatorie e nella formazione dei processi aterosclerotici.

L’azione positiva del fitocomplesso GinPent® appare dovuta alla presenza – nell’estratto di questa specifica varietà di GinPent® – di particolari saponine, chiamate gipenosidi, con struttura chimica originale (glicosidi di triterpeni tipo dammarano) mai rinvenuti in altre piante (L Hu – J Nat Prod 1996,59,1143-5).

Questi particolari gipenosidi intervengono sull’attività dell’ INOS (inducible nitri, e oxide synthetase) che regola i livelli di ossido nitrico.

Recentemente F. Aktan, ricercatore della facoltà di Farmacia di Sidney (su Nitric Oxide,2003 Jun; 8(4):235-42 e su Life Sci. 2004 Jun 25; 75 (6): 639-53), evidenzia come il meccanismo di azione della Ginpent ® sia riferibile al suo ruolo sui meccanismi di attivazione e regolazione dell’attività ossida ti va legata alla sintesi di ossido nitrico.

Analoghe valutazioni erano state precedentemente pubblicate da JL Kang del Dipartimento di Fisiologia delia Ewha Womans University di Seul (Mol Celi Biochem. 2000 Dee; 215 (1-2,1- 9) e da MA Tanner della Divisione di Cardiologia della Vanderbilt University di Nashville (Nitric Oxide 1999 Oct; 3(5):359-65).

Gli studi citati propongono analisi approfondite dei meccanismi di azione deI meccanismi di azione del fitocomplesso GinPent® a livello cellulare. A questi si affiancano altri studi dell’Università di Shangai (ZT Zhou, Y Wang, SL Zhang) che osservano effetti protettivi anticancerogeni sulla cute buccale di cavie trattate con DiMetilBenzAntracene ed ulteriori studi realizzati presso altre università cinesi su aspetti diversi degli effetti del trattamento con GinPent®

In Italia proprio l’Istituto di Biologia Generale dell’Università degli Studi di Siena, si è già occupato degli effetti clinici della somministrazione di GinPent® var. europea GinPent® in soggetti aterosclerotici anziani, affetti da depressione delle capacità cognitive e relazionali, con il risultato di un positivo miglioramento delle condizioni di base.

Sulla scorta di queste premesse si realizza l’osservazione clinica presso l’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi, che si è proposta di evidenziare con metodo scientifico

  • le modifiche oggettive dei parametri umorali
  • le modifiche dei dosaggi farmacologici utilizzati nel mantenimento di un corretto quadro di compenso metabolico in un gruppo di pazienti trattati tradizionalmente ai quali viene aggiunta l’integrazione della terapia con il fitocomplesso GinPent® var. europea GinPent®, a paragone di un gruppo omogeneo trattato invece senza tale integrazione.

I risultati sono volti all’attenzione della Commissione Scientifica Regionale dedicata allo studio delle Medicine non Convenzionali perché possano quindi essere di valido riferimento per l’indicazione all’uso di tale estratto naturale nonché per successive ricerche cllniche e sperimentali.

Dr. Paolo BUSELLI, Responsabile Riabilitazione Ortopedica AO Provincia Lodi, Osp. Sant’Angelo Lodigiano

Prof. PIERGIORGIO SPAGGIARI, Direttore generale AO Provincia di Lodi (maggio 2005)


Commestibilità


























































Il contadino giapponese, da sempre, il mattino quando esce per andare al lavoro stacca 2- 3 foglie dalla pianta e le mangia (anche se sono un po’ amare).

Si racconta che un tempo, circa 450 anni fa, in periodo di carestia si mangiasse il GinPent®. Da ciò si può intuire che la pianta non contenga sostanze velenose.

Tuttavia sarebbe un errore non verificare ulteriormente la sicurezza di questa pianta che va utilizzata quotidianamente come il tè. A questo proposito sono stati eseguiti esperimenti su cavie, a cui è stato dato in grande quantità dell’estratto di GinPent®.

A ogni topino è stato fatto assorbire, in una sola volta, 10 gr dell’estratto di GinPent® secco per ogni chilo di peso corporeo. 10 gr dell’essenza di GinPent® corrisponde a circa 100 gr di GinPent® essiccato, che a loro volta corrispondono a 1 Kg di foglia fresca.

Quindi alle cavie è stata data una quantità di GinPent® pari al loro peso corporeo, che è di 200 gr circa. Come se una persona di 50 Kg fosse stata costretta a mangiare 50 Kg di GinPent® fresco.

In un esperimento di altro tipo, le cavie hanno dovuto mangiare continuativamente per un periodo di un mese 8 gr di GinPent® seccato per ogni chilo di peso corporeo, e dai risultati non si è rivelato alcun effetto nocivo della pianta.

Confrontando i dato della pressione sanguigna, l’urina, il peso, ecc. delle cavie sottoposte ad esperimento, con quelli di altri topini che non avevano assunto il GinPent®, non si è notata alcuna diversità.

La sperimentazione è poi continuata e volontari umani si sono sottoposti al trattamento. Il risultato è che nel GinPent® non si è trovata alcuna sostanza nociva; bevendone il tè non ci si deve preoccupare di alcun effetto collaterale.

GinPent®: una pianta erbacea della famiglia delle cucurbitacee; cresce spontanea in estremo Oriente. Acclimatata e coltivata in Italia da Ambrogio Vivai – Leno (Brescia)

PARTI USATE: si utilizza porzione aerea della pianta raccolta nel periodo di massima insolazione. Seccata a bassa temperatura (per non alterarne il contenuto) e ridotta in polvere.

COSA CONTIENE: numerosi ricercatori (tra cui gli italiani prof. Ivano Morelli e collaboratori dell’università di Pisa) hanno effettuato numerose ricerche per determinarne nel modo più corretto possibile il contenuto. La pianta contiene saponine Triterpeniche (Ginsenosidi e Ginpenosidi) Fitosteroli e sostanze ormonosimili. Le ricerche di questi studi hanno dimostrato che il GinPent® aumenta l’efficienza fisica e l’adattamento della persona posta in condizioni sfavorevoli (PIANTA ADATTOGENA).

La funzionalità svolta dal GinPent® è spiegabile dall’azione che svolgono i principi vegetali ad effetto ormonosimili, i quali potrebbero anche giustificare l’azione afrodisiaca.

Estratto dell’articolo del prof. Ivano Morelli su “Erboristeria Domani” n°5 del 1990

“… nella medicina popolare vengono descritti i benefici effetti dei vari preparati nei disturbi polmonari, tosse, asma, bronchite cronica, nei disturbi gastrointestinali, disfunzioni epatiche e renali, nelle depressioni, nervosismo e insonnia…”

APPLICAZIONE COSMETICA: funzione rivitalizzante e riattivante delle cellule epidermiche nonché effetto stimolante e tonificante generale. Pertanto gli estratti del GinPent® trovano un giustificato impiego in prodotti cosmetici, per pelli senescenti, aride, che hanno perduto elasticità e tono, e ancora, in stati di cute arrossata per ridonare elasticità e compattezza e risolvere in positivo alcuni fastidiosi inestetismi cutanei e coadiuvante nel trattamento della pelle a buccia d’arancia.


Il ruolo adiuvante dei gipenosidi del GinPent® nell'insufficienza cerebrovascolare cronica


























































Gian Paolo PORRECA
Insegnamento di Chirurgia Vascolare
Corso di Laurea di Caserta

Facoltà di Medicina e Chirurgia Seconda Università di Napoli

Premessa

L’innalzamento progressivo dell’età media della popolazione mondiale, per cui nel 2005 troveremo ad esempio in Italia circa 5 milioni in più di ultra-ottantenni, comporta un’attenzione vieppiù crescente dalla scienza medica nei riguardi dei pazienti considerati in età geriatrica.

E se questa apertura di problematica clinica va intesa ovviamente in senso lato, con i nuovi protocolli di terapia riferibili alle specifiche patologie di organo, resta indiscutibile che il centro di gravità di un invecchiamento ‘sostenibile’ vada individuato nella qualità di vita speculare a tale inedito avanzare negli anni, e di concerto nelle funzioni superiori della mente e del cervello.

Su questo versante va così rilevata, ad esempio, l’impegno della chirurgia vascolare nel trattamento pure in quiescenza clinica delle lesioni steno-ostruttive emodinamicamente significative della arteria carotide nell’anziano, inteso quale prevenzione dello ‘stroke’, con il rivoluzionario improvement insito nell’approccio in anestesia locoregionale.

E di contro si segnala l’attenzione di farmacologi e neurologi nella definizione di nuove molecole di sintesi o naturali e nell’instaurare originali linee guida per il trattamento medico dell’insufficienza cerebrovascolare di tipo cronico, non indotta appunto da lesioni obliteranti extracraniche suscettibili di una rivascolarizzazione chirurgica. Pensiamo, da un lato, agli inibitori selettivi del ‘reuptake’ della serotonina e della noradrenalina, ai farmaci serotoninergici, noradrenergici, dopaminergici ed agli antagonisti dei recettori alfa2 adrenergici e serotoninergici, dall’altro ai derivati del Ginkgo biloba, dell’Hypericum e soprattutto del GinPent®.

In tale ultimo ambito la nostra attenzione si è soffermata sul GinPent®, una varietà naturalmente selezionata dell’originale GinPent®, importata e adattata in Italia dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio (Brevetto Europeo N° 8488 del 03/12/2001, Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali, – 98/1034), in quanto particolarmente ricca di gipenosidi. Lo stesso botanico produce e commercializza con il nome Dianid® un prodotto analogo per composizione, formulato in compresse, ma con un dosaggio del principio attivo più elevato (350 mg per compressa) che ci è sembrato più confacente al nostro studio.

I gipenosidi sono essenzialmente delle saponine e come tali mostrano la tipica struttura di base del “dammarano”, caratterizzata dal nucleo del ciclopentanoperidrofenantrene, tipico dei composti steroidei. Si distinguono tra loro per la presenza di funzioni ossidriliche o aldeidiche in sostituzione, rispettivamente di atomi di idrogeno o di gruppi metilici del nucleo del dammarano, nonché per il numero, tipo e sequenza degli zuccheri.

Il GinPent®/Dianid ® risulta particolarmente ricco di gipenosidi (oltre 90), le cui attività sono ben conosciute da millenni nel mondo asiatico, anche se empiricamente. Tuttavia negli ultimi anni l’attenzione dei ricercatori, dapprima orientali ma in seguito anche occidentali si è concentrata sullo studio di questi composti con criteri strettamente scientifici. Rimandiamo alla copiosissima letteratura internazionale chi fosse interessato all’approfondimento dell’argomento. Ci preme comunque sottolineare che alla luce degli studi più moderni, risulta chiaramente che le numerosissime azioni positive dei gipenosidi dipendono sostanzialmente dalla loro capacità di incrementare in svariati organi e distretti corporei la sintesi e l’attività dell’Ossido Nitrico.

La scoperta che l’ossido nitrico(NO), un semplice gas, assume nell’organismo il ruolo cruciale di molecola di segnale, si deve principalmente a Robert F. Furchgott, Louis J. Ignarro e Ferid Murad, ai quali è stato assegnato nel 1998 il premio Nobel per la Medicina.

L’Ossido nitrico determina il rilassamento delle cellule muscolari lisce, inibisce l’adesione delle piastrine e dei leucociti all’endotelio, riduce la migrazione e la proliferazione delle cellule muscolari lisce, e limita l’ossidazione delle lipoproteine aterogene a bassa densità. L’NO svolge, quindi, un ruolo centrale nel mantenimento dell’omeostasi vascolare e, conseguentemente, è considerato una molecola ateroprotettiva.

In sintesi, quindi, risulta ormai accertata la capacità dei gipenosidi, incrementando la formazione e l’attività dell’ossido nitrico entro valori fisiologici, di produrre tra l’altro anche una vasodilatazione endotelio-dipendente e di svolgere un’attività antiaggregante piastrinica.

Materiali e metodi

Partendo da queste ipotesi di lavoro, abbiamo selezionato, nel novero dei pazienti afferenti al nostro Ambulatorio di Chirurgia Vascolare, un gruppo di soggetti affetti da insufficienza cerebro-vascolare cronica, omogeneo per presupposti statistico-clinici (età >70 anni, no precedenti micro/macro ictali, no stenosi aa. carotidi comuni e/o interne >70 %, no trombosi aa. vertebrali, TC cranioencefalica negativa per lesioni focali in atto), che si dimostrava portatore di un deterioramento mentale cronico, con deficit complesso psico/motorio (disturbi mnesici e/o comportamentali, turbe del sonno, perdita dell’interesse e dell’attenzione nelle normali attività giornaliere, alterazioni della cognitività, misunderstandment, astenia ed abulia ingravescenti).

Si trattava di 25 pazienti (20 uomini e 5 donne, con età compresa tra i 70 e gli 87 anni,18 dei quali diabetici non insulino-dipendenti), osservati per quattro mesi ( luglio-ottobre 2003) e nei quali abbiamo associato il trattamento antiaggregante orale da noi usualmente praticato (Ticlopidina 250 mg/die) alla somministrazione di GinPent® (Dianid ® cps da 350 mg), al dosaggio di 350 mgx3 al giorno per i primi tre mesi e di 350mgx2 nel quarto.

La verifica clinica, eseguita alla metà ed alla fine del ciclo di terapia proposto, in assenza di intolleranza e/o di allergia al farmaco in questione e con la conferma ecocolor-doppler della non-evolutività della arteriosclerosi dei tronchi sopraaortici, dimostrava in 20 casi per voce del soggetto e consenso dei familiari un miglioramento della cognitività, della stabilità dell’umore e della qualità della vita di relazione, con una riduzione concreta dello stato di astenia e di abulia.

In altri 4 casi, il trattamento non aveva invece apportato elementi clinici innovativi, mentre nell’ultimo paziente si era registrato un decesso per patologia cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio).

Conclusioni

Con le riserve dovute al ridotto numero di soggetti e ad una osservazione forzatamente limitata nel follow-up, la terapia con GinPent® varietà GinPent® / Dianid ® sembra configurarsi a pieno titolo come un ausilio significativamente proficuo nel trattamento della insufficienza cerebro-vascolare cronica conclamata.

I dati elencati, desunti da questo studio preliminare, saranno sottoposti ad ulteriore verifica, incrementando sia il numero dei pazienti arruolati che la durata del trattamento.

Inoltre in un’ indagine successiva ci proponiamo di investigare se anche nelle patologie croniche del circolo vascolare periferico i gipenosidi possano offrire risultati altrettanto lusinghieri.

Infine siamo convinti della validità dell’utilizzo del GinPent® anche in medicina preventiva per la protezione dai danni prodotti dall’invecchiamento che il parenchima nobile del cervello subisce “fisiologicamente” nella senilità.

Bibliografia:

  • Aquino, R. , De Simone F. , De Tommasi N. , Piacente S. Pizza C. :New biologically active steroidal and triterpenoid glycosides from medicinal plants. In Saponins Used in Traditional and Modern Medicine (Ed. Waller and Yamasaki), Plenum Press, New York,1996. P 401-414.
  • Aktan F, Henness S, Roufogalis BD, Ammit AJ. :Gypenosides derived from GinPent® suppress no synthesis in murine macrophages by inhibiting i-nos enzymatic activity and attenuating nf-kappab-mediated i-nos protein expression. Nitric Oxide. 2003 Jun;8(4):235-42.
  • Cui J, Eneroth P, Bruhn JG. : GinPent®: identification of major sapogenins and differentiation from Panax species. Eur. J. Pharm. Sci. 1999 Jul;8(3):187-91 Related Articles, Links
  • QI Gang, ZHANG Li, XIE Wen-Li, CHEN Xiao-Yi, LI Ji-Sheng: Protective effect of gypenosides on dna and rna of rat neurons in cerebral ischemia-reperfusion injury. Original Research 200021 Dec. (12): 1193-1196
  • Italian Nitric Oxide Club : Storia dell’ossido di Azoto.
  • Li, L. , Lau, B. H. , Protection of vascular endothelial cells from hydrogen peroxide-induced oxidant injury by gypenosides, saponins of GinPent®. Phytotherapy Research, 7(4):299-304,1993.
  • Morelli Ivano : Costituenti ed attività biologica di GinPent®, una pianta con alcune azioni simili al gingseng. Dir. Scuola Specializz. “Scienza e Tecnica delle Piante Officinali” Università di Pisa
  • Piacente, S. , Pizza, C. Detommasi, N. , Desimone, F. :New Dammarane-type Glycosides from GinPent®. Journal of Natural Products. 58(4):512-519,1995. Tanner MA, Bu X, Steimle JA, Myers PR. The direct release of nitric oxide by gypenosides derived from the herb GinPent®. : Nitric Oxide1999 Oct;3(5):359-65
  • Zampolli A. , Basta G. , Knüttel K. *, Feelisch M. *, De Caterina R. :NO donors and the inhibition of transcription and surface expression of endothelial-leukocyte adhesion molecules in relation to kinetics of no release. C. N. R. Institute of Clinical Physiology, Pisa, Italy, and *Schwarz-Pharma AG, Monheim, Germany.


La Sindrome da Affaticamento Cronico


























































Ottavio Iommelli
Responsabile Ambulatorio di Agopuntura e Fitoterapia – ASL 5
Ospedale San Paolo Napoli

Premessa

La Sindrome da Affaticamento Cronico, altrimenti conosciuta come Chronic Fatigue Syndrome (CFS) colpisce con un’incidenza di circa 1,3 o/oo entrambi i sessi senza predilezione per una particolare fascia di età. Rimane ancora controversa la possibilità di insorgenza in età infantile.

L’etiologia è a tutt’oggi sconosciuta, sebbene siano stati invocati quali agenti virus come quello della mononucleosi e batteri (strafilococchi). Tuttavia nessuno studio è riuscito finora a dimostrare con certezza un simile etiologia. Negli ultimi anni sono cresciute le osservazioni circa la possibilità di una affezione equivalente per segni clinici anche negli animali quali gatti e cavalli, suggerendo la possibilità di una trasmissione zoonosica. Peraltro è stato notato che la maggior parte dei pazienti umani affetti da CFS (97%) ha contatti stretti con animali quali cani e gatti (W. Tarello).

Il frequente riscontro nei soggetti affetti da CFS di alterazioni quali attivazione delle cellule T, aumento dei livelli di citochine (tanto che in Giappone la CFS viene chiamata malattia delle citochine), elevazione della concentrazione dell’anticorpo contro il virus di Epstein Barr, etc. suggeriscono la possibilità che nella CFS sia presente un’attivazione immunitaria cronica.

D’altra parte da molti altri ricercatori è stata stigmatizzata l’importanza dello stress, specie se ricorrente e di varia origine, quale fattore di insorgenza di una CFS (Dobbins 1995) (Reyes 1996). In altri termini l’esposizione ripetitiva allo stress, soprattutto se multi fattoriale e nei soggetti ipersensibili determinerebbe con il tempo l’instaurarsi di una sindrome da affaticamento, quale espressione di un esaurimento dei meccanismi di difesa. La CFS sarebbe quindi nient’altro che una “sindrome da esaurimento cronico” dell’organismo.

A riprova di un tale meccanismo etiopatogenetico citiamo fra gli altri il lavoro di Raison e Miller (2003) che segnala nelle patologie stress-correlate una insufficiente trasmissione di glicocorticoidi (per ridotta biodisponibilità o per ridotta sensibilità recettoriale).

Anche noi riteniamo probabile che la CFS sia la conseguenza dell’esaurimento dei fenomeni reattivi e di difesa indotti dall’esposizione costante allo stress, specie se multifattoriale.

Per la diagnosi di CFS, secondo i criteri del National Istitute of Allergy and Infectious Diseases (1996) è indispensabile la presenza di una situazione di affaticamento cronico, insorto da almeno sei mesi e non giustificato da fattori oggettivi, che deve accompagnarsi contemporaneamente ad almeno quattro dei seguenti sintomi:

  • diminuzione della memoria e della capacità di concentrazione
  • mal di gola
  • ingrossamento dei linfonodi cervicali o ascellari
  • dolori muscolari o articolari, senza arrossamento o gonfiore
  • cefalea
  • dolori addominali, nausea, stipsi, diarrea
  • mancanza di ristoro dopo il sonno
  • malessere prodotto dall’esercizio fisico e che perdura più di 24 ore.

La stretta somiglianza di molti di questi sintomi con quelli della fibromialgia hanno fatto ritenere a molti ricercatori che le due malattie siano strettamente imparentate se non equivalenti.

La diagnosi è esclusivamente fondata sulla sintomatologia in quanto le prove di laboratorio e le altre indagini strumentali forniscono risultati incostanti e talora contraddittori. Tuttavia le indagini di laboratorio sono indispensabili per poter escludere la possibilità di altre affezioni quali anemia, infezioni, malattie endocrine, turbe dell’equilibrio elettrolitico, etc.

Non esistono a tutt’oggi terapie farmacologiche valide per la CFS, anzi in molti casi i soggetti affetti da CFS mostrano una ipersensibilità ai medicamenti con una più elevata insorgenza di effetti collaterali e di fenomeni di intolleranza.

Analgesici e antinfiammatori, vengono stati impiegati in terapia ma con risultati non incoraggianti. Anche la somministrazione intravenosa di immunoglobuline non ha dimostrato in studi a doppio cieco una reale efficacia ( Vollmer 1997)

Sono stati inoltre utilizzati gli antidepressivi triciclici per migliorare la qualità del sonno e mitigare i dolori muscolari.

Più di recente si è imposta all’attenzione degli studiosi l’ampligen, una molecola con proprietà immuno-modulatrici, in virtù della sua attività normalizzante gli enzimi Rnase. Si è visto infatti che nella CFS esiste nella maggior parte dei casi (oltre l’80% secondo De Meirleir) un’alterazione di tali enzimi quale espressione di un disordine immunitario.

Lebleu e De Meirleir hanno dimostrato inoltre la presenza di una proteina a basso peso molecolare (37kDa 2-5 A) nell’82% dei 57 pazienti con CFS studiati, mentre soltanto nel 28% dei 53 controlli che comprendevano pazienti affetti da fibromialgia e da depressione. Lo stesso De Meirleir ritiene comunque fondamentale il ruolo dello stress giacché determinerebbe nel soggetto uno stato di maggiore vulnerabilità ad infezioni (mononucleosi) o a disturbi neuroendocrini con la possibilità di insorgenza di una CFS L’ampligen è ancora allo studio sperimentale ma sembrerebbe dimostrare un’efficacia clinica almeno nel 50% dei casi di grave CFS, con scomparsa della proteina 37kDa 2-5 A.

Obiettivi

Sulla scorta di queste considerazioni abbiamo ritenuto utile verificare l’efficacia della somministrazione del GinPent® nei soggetti affetti da CFS.

Il GinPent® è una varietà della pianta di origine asiatica GinPent® naturalmente selezionata e acclimatata ai nostri climi dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio. Essa risulta particolarmente ricca di gipenosidi o ginosaponine (oltre 90 tipi diversi) che sono i maggiori responsabili delle attività curative delle pianta. Le saponine del GinPent® sono molto simili a quelle contenute dal Ginseng, dette ginsenosidi. Tuttavia il Ginseng ne contiene un numero di gran lunga più basso rispetto al GinPent®. Tutte le saponine hanno in comune la struttura del “dammarano”, caratterizzato dal nucleo del ciclopentanoperidrofenantrene, tipico dei composti steroidei (9) (10).

Ormai copiosissima è la letteratura internazionale, non solo orientale ma anche americana ed europea, riguardo i gipenosidi e le azioni esplicate da questi.

Tra le attività più importanti ricordiamo quella antiossidante, adattogena, vasoregolatore, immunostimolante e antistress.

L’effetto antiossidante dei gipenosidi, dimostrato negli animali e anche nell’uomo da molti ricercatori, si esplica attraverso la diminuzione degli anioni del superossido e del perossido di idrogeno nei neutrofili, nei microsomi del fegato e nelle cellule endoteliali vascolari. Inoltre è stato dimostrato che i gipenosidi proteggono le membrane cellulari dal danno ossidativo, ripristinando la fluidità della membrana dei microsomi e dei mitocondri del fegato, aumentando l’attività degli enzimi mitocondriali delle cellule endoteliali vascolari e rallentando la perdita intracellulare della lattico-deidrogenasi. (Li L. ) (Dai et Al. dell’ Università medica di Guiyang)

In particolare Liao et Al. del Medical College di Hengyang hanno documentato la capacità di incrementare il numero dei linfociti T e B della milza, attraverso la regolazione dell’attività del DNA polimerasi.

Ancora più recenti sono le acquisizioni circa la loro azione di regolazione della produzione e attività dell’ossido nitrico, sia nel senso di un incremento attraverso l’enzima e-nos, cui è devoluta la produzione di ossido nitrico al livello della parete endoteliale dei vasi (Tanner MA,1999) (Huang,1999), sia nel senso di una inibizione dell’enzima i-nos, responsabile della produzione di grandi quantità di ossido nitrico come avviene in molti fenomeni patologici quali le infezioni o i tumori. ( Aktan F et Al. ,2003)

Il ruolo dell’ossido nitrico, un semplice gas, quale vero e proprio mediatore dell’omeostasi fisiologica, delle reazioni immunitarie e dell’apoptosi cellulare si deve alle fondamentali scoperte di Robert F. Furchgott, Louis J. Ignarro e Ferid Murad che ricevettero per queste il Premio Nobel in Fisiologia o Medicina per 1998.

Materiali e metodi

Ben consapevoli dell’importanza dello stress e delle deficienze immunitarie nella genesi e nell’evoluzione della sindrome da affaticamento cronico, abbiamo voluto studiare gli effetti del GinPent® su un gruppo di soggetti selezionato.

Abbiamo reclutato 20 pazienti, dieci maschi e 10 femmine, di età compresa tra i 32 e i 55 anni (età media 42,1), tutti selezionati in base ai criteri del National Istitute of Allergy and Infectious Diseases. Le notizie anamnestiche e le indagini preliminari di laboratorio potevano far escludere una situazione secondaria ad altre malattie sistemiche. In un soggetto di sesso maschile era documentata una allergia ai salicilici e derivati. Un altro soggetto di sesso femminile e di età di 33 anni presentava anche un’epatopatia HCV correlata.

I sintomi più frequenti correlati alla CFS, oltre naturalmente l’affaticamento cronico, erano i dolori muscolari, le turbe dell’alvo (diarrea, stipsi, dolori addominali) e l’insonnia.

A tutti i pazienti è stato somministrato il GinPent® sotto forma di compresse da 350 mg cadauna, disponibili in commercio sotto la denominazione di Dianid®, alla dose giornaliera di 3 compresse (2 al mattino e 1 al pomeriggio) per un periodo di tre mesi.

I soggetti furono ricontrollati con cadenza mensile e si poté accertare che solo uno di essi, un uomo di 55 anni aveva deciso di interrompere il trattamento dopo due mesi di cura, pur avendo egli stesso riferito una riduzione del senso di affaticamento e in assenza di effetti collaterali. In un altro soggetto di sesso femminile e di 44 anni fu notata la riacutizzazione transitoria di colite con dolori e diarrea che tuttavia regredì spontaneamente.

I risultati allo scadere dei tre mesi di trattamento sono stati ottimi in 6 casi (30 %), con la scomparsa completa o netta riduzione dell’affaticamento, buoni in 13 casi(68% circa) con una sensibile riduzione della stanchezza e dei sintomi correlati.

Non abbiamo evidenziato un nesso tra il sesso e il risultato clinico. Abbiamo invece notato una certa correlazione con l’età anagrafica e soprattutto con l’età di insorgenza della SFC, nel senso che i risultati migliori si sono ottenuti nei soggetti più giovani e con una storia clinica che risaliva ad un periodo più breve.

Conclusioni

Pur ritenendo limitato il numero di pazienti e la durata dello studio, possiamo affermare la sicura validità dell’utilizzo del Ginpent ® nelle sindromi da affaticamento cronico, specie nei soggetti meno anziani e con una storia più breve, in assenza di effetti collaterali degni di nota. Visti i risultati preliminari è nostra intenzione proseguire nella sperimentazione, ampliando il numero di pazienti e il periodo di osservazione, riferendone gli esiti appena possibile.

Bibliografia

  • Tarello Walter, Sindrome da fatica cronica (C. F. S. ) in una famiglia di cani. diagnosi e trattamento di 3 casi. Indirizzo web http://world-wide-pet. it/cfs. htm
  • Dobbins JG, Natelson BH, Brassloff I, Drastal S, Sisto S-A. :Physical, behavioral, and psychological risk factors for chronic fatigue syndrome: A central role for stress? Journal of Chronic Fatigue Syndrome, vol. 1, pages 43-58,1995.
  • Reyes M, Dobbins JG, Mawle AC, Steele L, Gary HE, Malani H, Schmid S, Fukuda K, Stewart J, Nisenbaum R, Reeves WC. : Risk factors for CFS: a case control study. Journal of Chronic Fatigue Syndrome, vol. 2, pages 17-33,1996.
  • Raison CL, Miller AH. When not enough is too much: the role of insufficient glucocorticoid signaling in the pathophysiology of stress-related disorders. American Journal of Psychiatry. 2003;160:1554-1565.
  • Vollmer-Conna U, Hickie I, Hadzi-Pavlovic D, Tymms K, Wakefield D, Dwyer J, Lloyd A. : Intravenous immunoglobulin is ineffective in the treatment of patients with chronic fatigue syndrome. Am J Med. Jul;103(1):38-43,1997
  • Demettre, E. , Bastide, L. , D’Haese, A. , De Smet, K. , De Meirleir, K. , Tiev, KP. , Englebienne, P and Lebleu, B. Ribonuclease L proteolysis in peripheral blood mononuclear cells of chronic fatigue syndrome patients. Journal of Biological Chemistry,12th July. 2002
  • De Meirleir K, Bisbal C, Campine I, et al. A 37 kDa 2-5A binding protein as a potential biochemical marker for chronic fatigue syndrome. Am J Med; 108:99-173. 2000
  • Englebienne P. : RNase L in Health and Disease: What Did We Learn Recently? Published in the Journal of Chronic Fatigue Syndrome, Vol. 11(2), pp. 97-109. 2003
  • Piacente, S. , Pizza, C. Detommasi, N. , Desimone, F. , New Dammarane-type Glycosides from GinPent®. Journal of Natural Products. 58(4):512-519,1995.
  • Cui J. F. , Eneroth P. , Bruhn J. G. GinPent®: identification of major sapogenins and differentiation from Panax species. European Journal of Pharmaceutical Sciences. 8:187-191,1999.
  • Li Lin et al. : Protective effect of gypenosides against oxidative stress in phagocytes, vascular endothelial cells and liver microsomes. Cancer Biother 8: 263-721993
  • Zhang C et al. Immunomodulatory action of the total saponin of GinPent®. Zhong Xi Yi Jie He Za Zhi 10:96-8,1990
  • Huang Hong-Lin, Chen Lin-Xi, Zhu Bin-Yang, Yu Lin, Liao Duan-Fang (division of cardiopulmonary pharmacology, Hengyang medical college):Effects of gypenosides on c-sis expression of bovine aortic endothelial cells and proliferation of vascular smooth muscle cells induced by lipopolysaccharide and active oxygen species. Nitric Oxide 1001-1978,1999
  • Tanner MA, Bu X, Steimle JA, Myers PR :The direct release of nitric oxide by gypenosides derived from the herb GinPent®. Nitric Oxide Oct;3(5):359-651999
  • Aktan F, Henness S, Routfogalis BD, Ammit AJ. : Gypenosides derived from GinPent® suppress no synthesis in murine macrophages by inhibiting inos enzymatic activity and attenuating nf-kappab-mediated inos protein expression. Nitric Oxide. Jun;8(4):235-42. 2003

Per saperne di più sulla Sindrome da affaticamento cronico e la Fibromialgia si possono visitare i seguenti siti:

  • Burton Goldberg, Alternative Medicine Guide To Chronic Fatigue, Fibromyalgia And Environmental Illness
    http://www. cdc. gov/ncidod/diseases/cfs/info. htm
  • A. A. C. F. S. an International Society for CFS and Fibromyalgia
    http://www. aacfs. org/
  • Associazione contro la Fibromialgia
    http://members. shaw. ca/fibrossm/italian. htm


Costituenti ed attività biologica di GinPent®


























































Ivano Morelli – Direttore Scuola di Specializzazione in “Scienza e Tecnica delle Piante Officinali” Università di Pisa

GinPent® Makino (Cucurbitaceae) è una pianta medicinale cinese che attualmente viene promossa e venduta anche in Europa come un té vegetale “utile per il benessere e la bellezza”. La pianta è una liana perenne che cresce allo stato selvaggio nella Cina meridionale, in Giappone, India e Corea; in Cina viene impiegata nella medicina tradizionale contro la bronchite, in molte altre patologie e come tonico generale. In Italia viene coltivata dalla Ambrogio Vivai di Leno (Brescia) con il marchio “GinPent®”, registrato in tutta Europa, Svizzera compresa e negli Stati Uniti d’America.

La pianta è stata sottoposta a numerose indagini di tipo fitochimico e/o farmacologico e clinico. Le ricerche del primo tipo hanno portato alla identificazione di flavonoidi (Fang Z. P. e Zeng X. Y. ,1989) e di composti steroidici derivati del colestano (Akihisa T. et al. ,1988) e dell’ergostano (Akihisa T. et al. ,1987,1989 e 1990). Come pricipi attivi sono state però identificate circa 90 saponine triterpeniche, di cui le ultime sono state scoperte solo alcuni anni or sono (Hu L. H. et al. ,1996 e 1997). Questi composti sono denominati gypenosidi, hanno l’aglicone con lo scheletro del dammarano e sono strettamente collegati, da un punto di vista strutturale, alle saponine presenti nel Panax ginseng, note come ginsenosidi, responsabili anch’esse dell’attività adattogena e delle molte altre azioni del Ginseng. In particolare i gypenosidi III, IV, VIII e XII ed i malonil gypenosidi di III e VIII sono identici ai ginsenosidi Rb1, Rb3, Rd, F2 e ai malonil ginsenosidi di Rb1 e Rd (Takemoto T. et al. ,1983; Kuwahara M. et al. ,1989). Inoltre il gypenoside XVII è stato anche isolato da Panax quinquefolium, P. notoginseng e P. japonicus, piante appartenenti tutte alla famiglia della Araliaceae, non strettamente correlata a quella delle Cucurbitaceae, alla quale appartiene GinPent®; (Morita et al. ,1985). Per trattamento con basi, prima dai ginsenosidi (Cui J. F. et al. 1994) e successivamente dai gypenosidi (Cui J. F. et. al. ,1998), sono stati ottenuti i rispettivi agliconi (sapogenine, parte non zuccherina), che sono state analizzate per via gas cromatografica per ottenere “fingerprints”. E’ stato così visto che i gypenosidi risultano costituiti dai seguenti agliconi con lo scheletro del dammarano: 20(S)-dammar-24-ene-3ß,19,20-triolo,20(S)-drammar-24-ene-3ß,12ß,19,20, -tetraolo,20(S)-protopanaxadiolo e 20(S)-dammar-24-ene-2,3ß,12ß,20-tetraolo (formule 1-4). Le sapogenine ottenute dai Gingseng hanno invece una composizione differente ed in particolare hanno in comune solo il 20(S)-protopanaxadiolo (3), mentre hanno come composto caratterizzante il 20(S)-protopanaxatriolo (5), che risulta completamente assente nella pianta in esame. Queste differenze hanno permesso agli stessi ricercatori (Cui J. F. et al. ,1999) di mettere a punto un metodo di indagine gas cromatografica abbinata alla spettrometria di massa, utile per caratterizzare e differenziare gli estratti di GinPent®; da quelli delle tre specie medicinali del genere Panax.

Gli studi farmacologici condotti sugli estratti grezzi di GinPent®; e/o sulle saponine e sugli altri costituenti da essi isolati hanno in effetti evidenziato numerose ed interessanti attività, sia in prove in vitro, che su modelli animali e in alcuni casi anche sull’uomo, come documentato da una numerosa letteratura scientifica prodotta soprattutto in questi ultimi anni da istituti di ricerca cinesi e giapponesi e da alcune europei. Tra le pricipali azioni riscontrate, possiamo citare quelle: antitumorale (Wang C. et al. ,1995, Han M. Q. et al. ,1995, Liao D. F. et al. ,1995), ipocolesterolemizzante ed ipolipidemica (Cour B. et al. ,1995), immunoprotettiva (Hou J. et al. ,1991; Liu J. et al. ,1994) attribuibile anche ai polisaccaridi della pianta (Qian X. et al. ,1999), antiulcera (Lewis D. A. e Hanson P. G. ,1991, Zhang L. et al. ,1994), antiossidante (Li L. et al. ,1993; Xiao G. L. et al. ,1994), antiinfammatoria ed epatoprotettiva (Lin J. M. et al. ,1993), antitrombotica (Tan H. et al. ,1993), anti PAF (Takagi J. et al. ,1985) e molte ancora (Chen W. C. et al. ,1996; Zhou S. R. e Qiu Z. R. ,1990). E’ stato inoltre suggerito che i gypenosidi possano esser utili per la prevenzione e per il trattamento dell’aterosclerosi (Dai M. et al. ,1998) e per il ritardo del processo di invecchiamento, a causa anche delle interessanti proprietà antiossidanti sopra indicate (Li L. e Lau B. H. ,1993) e le stesse saponine sembrano altresì essere responsabili dell’azione antiiperlipidemica, secondo quanto indicato da un recente brevetto cinese (Liu Z. et al. ,1996). Altre indagini, infine, hanno evidenziato un effetto protettivo dell’estratto di GinPent®; sull’ippocampo (Wang Q. G. et al. ,1997) e le seguenti azioni sul cuore: effetto intropo negativo, attribuito alla frazione flavonoidica, che risulta influenzare la concentrazione degli ioni calcio (Li L. ,1998); azione sui potenziali di azione degli ioni calcio, sodio e potassio esercitata delle saponine (Zhao Y. et al. ,1998).

I numerosi studi sopra indicati evidenziando le notevoli potenzialità dell’uso di té o estratti di GinPent® e rendono questa pianta estremamente interessante per un suo utilizzo anche in sostituzione dei Gingseng essendo tra l’altro, almeno nei paesi di origine, più facilmente disponibile e più e buon mercato, rispetto alle costose radici di questi ultimi.

Pisa 4 Febbraio 1999

A seguito della sua richiesta, Le fornisco i seguenti dati riguardo alla tossicità di GinPent® e/o dei suoi componenti.

Nella letteratura scientifica recensita dal Chemcal Abstract, dal Biological Abstract, da Current Contents, da Excerpta Medica (EMBASE) e da MEDLINE, non esiste nessun lavoro che descriva gli effetti tossici, mutageni e teratogeni sugli animali e sull’uomo della pianta o dei suoi principi attivi.

Il GinPent® ed i suoi componenti, pur non essendo riportati nella pubblicazione della American Herbal Products Association’s “Botanical Saefty Handbook”, M. McGuffin, C. Hobbs, R. Upton e A. Goulberb editori, CRC Press, Boca Raton (USA),1997, non sono però neppure citati nei tre volumi “Adverse Effects of Herbal Drugs”, P. A. G. M. De Smet, K. Keller, R. Hansel e R. F. Chandler editori, Springer-Verlag, Berlin,1992,1993 e 1997.

Gli effetti avversi e la tossicità non sono inoltre riportati in alcune banche dati importamti come:

  • Agricultural Research Service – Dr. Duke’s Phytochemical and Ethnobotanica Databases, dove sono riportate anche elenchi di “Poisonous plants” (http://www. ars-grin. gov/duke/);
  • TOXNET della National Library of Medicine (USA) (http://toxnet.nlm.nih.gov/servelts/simple-search), che dà accesso a numerose altre banche dati sulla tossicità;
  • Internet Grateful MED(IGM); esso dà accesso a sedici archivi facenti anch’essi parte del sistema MEDLARS della National Library of Medicine, tra cui: CHEMID, ma soprattutto TOXLINE, che contiene oltre due milioni e mezzo di record relativi alla tossicologia, alla farmacologia ed altri aspetti biologici.
  • Internet Directory of Botany, un indice di risorse selezionate da un pool di esperti statunitensi, canadesi, inglesi e finlandesi. La home page si trova presso il Botanical Museum della Helsinki University (http://www. helsinki. fi. /kmus/botmenu. html). L’indice fornisce il collegamento a numerosissime risorse ed in particolare possiamo avere informazioni, al link “Economic Botany – Ethnobotany” sulle piante tossiche.
  • AGRICOLA (AGRIColtural OnLine Access) della National Agricoltural Library USA (NAL): http://www. nal. usda. gov/ag98/ag98. html.

Da quanto sopra riportato si può ragionevolmente affermare che il GinPent®, tenuto anche conto del suo largo impiego da molto tempo, presso le popolazioni orientali, sia una pianta sicura e priva di efetti indesiderati.

Il Direttore
Prof. Ivano Morelli


How & Why in Medicine


























































How & Why in Medicine – Anno XI – Aprile 2003

Direttore Responsabile: Angelo Bosio – Autorizzazione Tribunale di Brescia N° 07/93 dell 18. 08. 1993

Editorial Board: P. Andreasi – S. Bernasconi – G. Coglio – A. Manfredi – E. Serramondi

Internetional Advisory Board: K. Achtè, Helsinki – M. S. Clare, Glasgow A. Durrell, San Francisco – L.. Forelì,

Philadelphia F. H. Loh, Boston – J. Mendlewiscocz, Bruxelle. – H. Stankrets, Houston

How & Why in Medicine – 575 Madison Avenue – Suite 1006 New York NY 10022 USA

How & Why in Medicine – Via Vivanti, 9 25133 Brescia Italy – Telefax +39 080 200 6200

GinPent® è una varietà naturalmente selezionata dell’originale GinPent®, importata e adattata in Italia dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio ed ha come tale ottenuto il brevetto dell’Unione Europea (Brevetto Europeo N° 8488 del 03/12/2001, Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali, – 98/1034): GinPent® clone GinPent®.

Erbacea appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee è molto diffusa in Estremo Oriente, dove viene utilizzata da secoli dalle popolazioni locali per le ben note proprietà.

Gli studi e le ricerche – condotti sino ad ora principalmente dalle Università di Pisa, di Loma Linda (California, USA) e di Shangai (Repubblica Popolare Cinese) – hanno portato ad individuare i principi attivi del Ginpent ® nelle Saponine, un gruppo di complesse molecole affini, cui è stato imposto specificatamente il nome generico di Gynosaponine e di cui ne sono state caratterizzate circa novanta.

Identificate con una siglia numerica progressiva, hanno dimostrato di possedere una struttura comune centrale con sostituzioni radicali variate; la caratterizzazione delle specifiche proprietà individuali ha permesso di sviluppare un sistema di estrazione globale attraverso un procedimento a caldo e con una successiva purificazione in colonna cromatografica.

La molteplicità dei principi noti permette di disporre di una diversificata azione a livello organico. Va innanzitutto sottolineata la sicurezza di impiego del GinPent®, la cui non tossicità è stata certificata nel 1999 sia dal Dipartimento di Agronomia e di Gestione dell’Agro Ecosistema che dalla Scuola di Specializzazione in Scienza e Tecnica delle Piante Officinali, entrambe dell’Università di Pisa. Sono numerosi gli studi fitofarmacologici sviluppati dall’interesse per le proprietà espresse dal GinPent®, i cui risultati hanno aperto la strada a protocolli di ricerca gestiti da numerosi ricercatori, in particolare Cinesi e Americani.

Già da ora sono disponibili risultati scientifici che permettono di identificare tre specifici ambiti di interesse per il GinPent®: apparato digerente, circolatorio e sistema nervoso centrale.

Ciò che oggi maggiormente intriga sono gli studi riguardanti lo stress, condizione di vita tra le più diffuse nel mondo occidentale, con un corollario di manifestazioni specifiche in grado di alterare profondamente le dinamiche funzionali del sistema nervoso centrale.

Numerosi trial hanno dimostrato l’azione coadiuvante di alcune Gynosaponine sull’evoluzione centrale delle condizioni di stress, con una mirata specificità per le situazioni di ansia e di compromissione del tono umorale.

Le molteplici abilità connesse con la pleiomorfa azione di queste Gynosaponine hanno suggerito per questo vegetale la definizione di Pianta Adattogena, in quanto in grado di fornire risposte specifiche nelle diverse condizioni e per le varie necessità individuali.

Un ulteriore rispetto da sottolineare, come in parte già ricordato in precedenza, è l’ottima tellerabilità, che lo rende scevro da interferenze con concomitanti assunzioni sia alimentari che non.

Utilizzare quotidianamente e correttamente GinPent®; significa, pertanto, offrire all’organismo una mirata alternativa in grado di coadiuvare l’organismo nel raggiungimento di quell’omeostatico adattamento che è il fine ultimo di ogni nostra azione a tal proposito.

Angelo Bosio MD

Professor and Chairman

Drug Monitoring Service – New York


Recenti acquisizioni di utilizzo per il benessere organico maschile


























































Editoriale a cura di Angelo Bosio, MD

Drug Monitoring Service New York, N. Y. – USA

Casa di Cura Mater Dei, Roma

Ginpent ® rappresenta la migliore risposta fito-farmacologica oggi disponibile per numerose problematiche che interferiscono con il benessere organico nella quotidianità.

Clone originale, brevettato e registrato presso l’Unione Europea, GinPent® è stato ottenuto e stabilizzato dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio grazie a tecniche di selezione naturale applicate ad erbacee perenni orientali, adattate alla coltura delle nostre latitudini ed alle esigenze pedoclimatiche nostrane, ove la successiva produzione su larga scala è stata realizzata con tecniche di coltivazione rigorosamente biologiche.

GinPent® è una pianta erbacea perenne quasi glabra, con rizoma rampicante, fusto esile, bianco pubescente ai nodi. Le foglie sono membranose, picciolate, palmato composite. I fiori sono piccoli, unisessuali, ascellari e di colore giallo verde. Il frutto è nerastro-verde, globoso con linea trasversale nella parte superiore e con semi appuntiti.

I principi attivi del GinPent® sono contenuti nelle parti aeree della pianta, raccolte durante il periodo di maggiore insolazione, cui corrisponde il massimo di concentrazione delle originali sostanze attive sull’omeostasi organica. Per ottenere la migliore resa qualitativa e una significativa stabilità nel tempo si effettua un’estrazione a caldo con successiva purificazione in colonne cromatografiche.

I principi attivi originali ed esclusivi del GinPent® sono rappresentati dai gipenosidi, una famiglia di oltre novanta molecole precipue del solo clone brevettato, che hanno in comune la struttura del dammarano, nucleo del ciclopentanoperidrofenantrene, su cui si lateralizzano specifiche catene laterali e funzioni ossidriliche o aldeidiche in sostituzione, rispettivamente di atomi di idrogeno o di gruppi metilici del nucleo del dammarano, nonché per varie composizioni, numero, tipo e sequenza di molecole di zuccheri.

Oltre a questi Gipenosidi sono presenti flavoni, polisaccaridi, aminoacidi, vitamine, minerali e tracce di oligoelementi.

L’interesse odierno di molti si sta sempre più rapidamente orientando verso i trattamenti naturali offerti dalla Medicina Complementare e d’Avanguardia, sia per la loro innovativa capacità di agire spesso e volentieri in ambiti sia classici che pionieristici, sia per la sicurezza che viene offerta ai pazienti dalla naturale origine dei protocolli proposti e utilizzati. Sempre più medici si orientano verso queste forme di ricerca e di prassi clinica, permettendo di offrire un aggiornato strumento di intervento a chi si rivolge con particolare intuito e fiducia verso queste nuove frontiere.

In qualità di Medico specialista presso la Casa di Cura Mater Dei di Roma e di responsabile del Drug Monitoring Service ® di New York mi occupo da anni di questo delicato settore della ricerca e delle sue applicazioni al quotidiano.

Gli ambiti di interesse – sia del grande pubblico che degli addetti ai lavori- si sono progressivamente trasformati nel tempo e si sono oggi concentrati sul versante terapeutico, dove trova sempre più spazio la preoccupazione di molti per un aspetto spesso trascurato della nostra vita quotidiana: la sessualità. Il sesso e la sessualità si esprimono concretamente ormai attraverso l’intero arco di vita dell’adulto e dell’anziano e trovano con allarmante frequenza ostacoli – reattivi o endogeni – alla loro espressione potenziale, elementi di disturbo della funzionalità connessi o nascosti fra le pieghe dell’età e dello stress.

Le ricerche sull’attività di GinPent® avevano già dimostrato negli anni passati una specifica capacità d’intervento benefico a livello sessuale del presidio vegetale, per cui si è cercato di approfondirne la specifica propensione, al fine di ottenere una migliorata azione in questo ambito. Le ricerche hanno da subito orientato verso un approccio selettivo, che permettesse di separare le esigenze dell’organismo maschile da quelle dell’organismo femminile, che presentano ovviamente necessità diversificate con ambiti di intervento solo a volte correlabili.

A questo proposito va ricordato come uno studio effettuato su 400 individui di sesso maschile e di età superiore a 35 anni – coordinato nel periodo 2002 – 2003 dal Drug Monitoring Service – avesse già permesso di esprimere un favorevole giudizio sulle capacità del solo GinPent® di riequilibrare positivamente l’espressione funzionale della sessualità dl tali individui, alterata specificamente ed in senso negativo da abnormi condizioni di stress.

I risultati di tale rilevazione sono riassunti nella tabella seguente che riporta schematicamente le percentuali di variazione rilevate nel corso della ricerca, che era stata effettuata con la somministrazione del solo GinPent® alla dose di 330 mg Ter in Die per os, per un periodo di tre mesi.

Fasce di età (anni) Risultati a 1 mese in % Risultati a 2 mesi in % Risultati a 3 mesi in %
Invariati Migliorati Invariati Migliorati Invariati Migliorati
25 – 35 34 4 26 25 19 69
34 – 45 41 4 36 51 28 59
45 – 55 43 41 37 51 31 55
oltre 65 42 37 33 48 31 53

Kargo ® – nelle due originali e diversificate formulazioni per l’organismo maschile e femminile, tipicamente rappresentate da proprietarie scatole colorate specificamente in azzurro o in rosa – nasce dall’insieme di queste osservazioni e si propone come una miscela di sostanze naturali, che viene offerta a chi necessiti di un sostegno attivo nell’ambito sessuale presentando problematiche connesse con l’espressione delle naturali pulsioni, limitata però nella sua potenziale estrinsecazione da individualizzati problemi reattivi.

Al fine di potenziare l’azione naturale e ben nota di GinPent® sono state quindi associate – per la formulazione specifica maschile di Kargo® – tre altre valide essenze vegetali rappresentate dall’Epimedium Grandiflorum, dal Rhaponticum Carthamoides e dal Lepidium Meyenii. Titolati e stabilizzati sulla base di osservazioni mirate, questi estratti vegetali consentono di potenziare la risposta organica maschile, riequilibrando l’omeostasi funzionale dell’individuo ed integrando quanto già favorevolmente espresso dal GinPent®.

Uno studio pilota coordinato dal Drug Monitoring Service- effettuato su 152 soggetti di sesso maschile di età compresa tra i 25 e i 55 anni, mediante la somministrazione di Kargo® Bis in die per os per un periodo di due mesi ha dato lusinghieri risultati sintetizzati nella tabella seguente.

Fasce di età (anni) Numero soggetti Risultati a 1 mese in % Risultati a 2 mesi in %
Invariati Migliorati Invariati Migliorati
25 – 35 50 21 79 18 82
34 – 45 50 32 68 24 76
45 – 55 52 39 61 30 70

Miglioramenti medi percentuali rispetto al basale dei soggetti maschili con problematiche sessuali funzionali reattive.

Le indicazioni offerte da questi risultati permettono di identificare in circa 15 giorni il tempo medio di comparsa dell’effetto positivo ricercato, che si stabilizza poi nel tempo con la prosecuzione dell’assunzione. Non va poi dimenticato come nel corso della valutazione siano emersi altri effetti positivi di sicuro interesse quali un netto miglioramento delle capacità cognitive, con particolare riguardo all’attenzione e alla memoria, un miglioramento delle capacità energetiche individuali, con sensazioni di ritrovata vigoria riferite dalla maggioranza dei soggetti coinvolti nella sperimentazione.

La sicurezza di impiego dei prodotti naturali come questi di cui si tratta è tale per cui la loro diffusione si va rapidamente estendendo, offrendo infatti risposte positive alle necessità individuali secondo un favorevolissimo balance rischio – beneficio.


Recenti acquisizioni di utilizzo per il benessere organico femminile


























































Editoriale a cura di Angelo Bosio, M. D.
Drug Monitoring Service® New York, N. Y. – USA
Casa dì Cura Mater Dei, Roma

Al fine di potenziare l’azione naturale e ben nota di GinPent® sono state quindi associate – per la formulazione specifica femminile di Kargoâ – tre altre valide sostanze naturali, rappresentate dall’Epimedium Grandiflorum, dal Rhaponticum Carthamoides, dalla Rhodiola Rosea e dall’ Arginina base. Titolati e stabilizzati sulla base di osservazioni mirate, queste sostanze naturali consentono di potenziare la risposta organica femminile, riequilibrando l’omeostasi funzionale della donna ed integrando quanto già favorevolmente espresso dal GinPent®.

A questo proposto va ricordato come uno studio effettuato su 300 individui di sesso femminile e di età compresa fra 25 e 55 anni – coordinato nel periodo 2002-2003 dal Drug Monitoring Service – con la somministrazione di solo GinPent® alla dose di 330 mg Ter in Die per os per un periodo di tre mesi avesse già permesso di esprimere un favorevole giudizio sulle capacità del solo GinPent® di riequilibrare positivamente l’espressione funzionale della sessualità della donna, alterata specificamente ed in senso negativo da abnormi condizioni di stress o in corso di specifiche terapie con sostanze anche non naturali come nel caso delle terapie estro-progestiniche, che è noto siano in grado di modificare la libido anche di soggetti giovani. I risultati sono sintetizzati nella tabella seguente.

Fasce di età (anni) Risultati a 1 mese in % Risultati a 2 mesi in % Risultati a 3 mesi in %
Invariati Migliorati Invariati Migliorati Invariati Migliorati
25 – 35 34 45 26 58 19 69
34 – 45 41 41 36 51 28 59
45 – 55 43 41 37 51 31 55

Miglioramenti medi percentuali rispetto al basale dei soggetti femminili con problematiche sessuali funzionali reattive.

Le indicazioni offerte da questi risultati permettevano già all’epoca della loro prima divulgazione di esprimere un iniziale e favorevole giudizio sull’impiego di GinPent® in queste condizioni di anormale espressione reattiva della sessualità, per cui la nuova ed integrata preparazione specifica Kargoâ che da essi trae spunto concreto si presenta come un notevole ed ulteriore sviluppo positivo per il raggiungimento di un ancor più significativo risultato.

Una specifica sperimentazione coordinata dal Drug Monitoring Service – effettuata su 154 soggetti di sesso femminile di età compresa tra i 25 e i 55 anni, mediante l’assunzione per os di Kargo bis in die per un periodo di due mesi ha evidenziato risultati più che favorevoli. I dati sono riassunti nella tabella seguente.

Fasce di età (anni) Numero soggetti Risultati a 1 mese in % Risultati a 2 mesi in %
Invariati Migliorati Invariati Migliorati
25 – 35 51 29 71 23 77
35 – 45 50 37 63 32 68
45 – 55 53 41 59 37 63

Miglioramenti medi percentuali rispetto al basale dei soggetti femminili con problematiche sessuali funzionali reattive.

Le indicazioni offerte da questi risultati permettono di identificare in circa 15 giorni il tempo medio di comparsa dell’effetto positivo ricercato, che si stabilizza poi nel tempo con la prosecuzione dell’assunzione. La sicurezza di impiego dei prodotti naturali come questi di cui si tratta è tale per cui la loro diffusione si va rapidamente estendendo, offrendo infatti risposte positive alle necessità individuali secondo un favorevolissimo balance rischio-beneficio, specie nelle donne di più giovane età.


Valutazione clinica ed ecografica del trattamento della gonartrosi con il GinPent®


























































P. RUSSO * – T. VALENTE **
A. O. R. N. V. Monaldi, Napoli
* Divisione di Ortopedia
** Dipartimento di diagnostica per immagini – Servizio di Ecografia

Abstract

Gli A. A. riportano i dati preliminari del trattamento dell’artrosi di ginocchio mediante GinPent® ( clone selezionato naturalmente della pianta di origine asiatica GinPent®). In tale studio, iniziato circa 6 mesi fa, sono stati esaminati 75 pazienti di entrambi i sessi, con età media di 67 anni, affetti da gonartrosi di media e grave entità, selezionati secondo parametri clinici, radiografici ed ecografici. Con l’ecografia è stato misurato preliminarmente lo spessore della cartilagine articolare allo scopo di poter accertare se e in che misura il trattamento potesse incrementarne lo sviluppo. I risultati, non ancora definitivi, documentano comunque un miglioramento clinico nella maggior parte dei soggetti. Non ancora disponibili i dati relativi alla misurazione ecografica della cartilagine nei controlli a distanza, dal momento che i tempi necessari per poter valutare un effettivo incremento non sono quasi mai inferiori ai 12-18 mesi. Gli A. A. non mancheranno di riferire appena possibile i risultati definitivi.

P. RUSSO* – T. VALENTE**: Valutazione clinica ed ecografica del trattamento della gonartrosi con il Ginpent ®

A. O. R. N. V. Monaldi, Napoli
* Ambulatorio di Ortopedia
** Dipartimento di diagnostica per immagini – Servizio di Ecografia

Abstract

Gli A. A. riportano i risultati ottenuti nel trattamento delI’osteoartrosi in generàle e della gonartrosi in particolare con l’impiego dei principi attivi della pianta GinPent®. In tale studio, iniziato da circa un anno, sono stati arruolati 75 pazienti di entrambi i sessi, con età media di 67 anni, affetti da gonartrosi di media e grave entità, selezionati secondo parametri clinici, radiograflci ed ecografici. Con l’ecografia è stato misurato preliminarmente lo spessore della cartilagine articolare allo scopo di poter accertare se e in che misura il trattamento poteva incrementarne lo sviluppo.

I risultati a distanza di un anno dimostrano nella maggior parte dei soggetti (70%) un miglioramento non Solo clinico ma accompagnato da un effettivo incremento dello spessore della cartilagine articolare.

La necessità di intervenire positivamente non solo sui sintomi ma più specificamente sulla patogenesi e l’evoluzione dell’artrosi – la cosiddetta terapia di fondo – è ormai profondamente sentita dagli operatori sanitari.

L’alta incidenza dell’affezione, specie a livello delle ginocchia,1’elevato costo sociale in termini di spesa per farmaci, presidi e interventi chirurgici, la rilevante limitazione flinzionale ci impongono la massima attenzione.

Negli ultimi tempi la nostra attenzione si è soffermata sul GinPent®, una varietà della pianta asiatica GinPent®, naturalmente selezionata, acclimata e coltivata in Italia dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio. La pianta originale viene da millenni diffiisamente impiegata nella medicina tradizionale Cinese in quanto accreditata di numerosi effetti benefici. Più di recente si è imposta all’attenzione di numerosi ricercatori del mondo occidentale che ne hanno studiato composizione ed effetti in svariate patologie. Anche sulla varietà GinPent®, di acquisizione molto più recente, sono iniziati negli ultimi tempi studi approfonditi.

I principali costituenti chimici del GinPent® sono delle particolari saponine chiamate gipenosidi, che vengono considerate le principali responsabili della sua attività terapeutica. Attualmente sono state identificate nella pianta 90 diverse saponine. La struttura chimica di questi composti è originale essendo dei glicosidi triterpenici tipo dammarano non rinvenuti in altre piante (Piacente et Al. ,1995; Aquino et Al. ,1996; Hu et AL,1996; Cui J. F. et Al. 1999). Il principio attivo, proveniente dalle parti aeree della pianta, viene estratto a caldo e quindi purificato con colonne cromatografiche.

Oli effetti ed i meccanismi dell’azione farmacologica della pianta sono stati oggetto di vari studi, in buona parte condotti da ricercatori orientali, ma, più recentemente anche occidentali. Tanner e colì. hanno per esempio trovato che un estratto della pianta esercita un incremento della produzione di ossido nitrico eNOS dipendente. Per contro, altri esperimenti hanno mostrato che i gipenosidi inibiscono in modo concentrazione-dipendente la produzione di ossido nitrico per inibizione diretta sia dell’attività che dell’espressione della iNOS ~O sintasi inducibile) (Aktan et Al. ,2003). Poiché 1′ aumento dei livelli di NO svolge un ruolo importante nelle malattie infiammatorie e nell’aterosclerosi, viene ipotizzato che anche questo meccanismo inibitorio contribuisca all’azione terapeutica dei gipenosidi (Aktan et Al. ,2003) (Porreca G. P. ,2004)

Un’altra importante attività dei gipenosidi è quella antiossidante (Lin et Al. ,2000), dalla quale dipende l’effetto protettivo dallo stress ossidativo dimostrato nei confronti dei fagociti, delle cellule endoteliali e dei microsomi epatici [Li et Al. ,1993]. In dipendenza di questa attività, gli estratti della pianta sono in grado di neutralizzare efficacemente i radicali liberi di ossigeno.

Dopo le fondamentali ricerche di Irerid Murad, Robert F. Furchott, e Louis J. Ignarro, per le quali essi ricevettero nel 1998 il premio Nobel, non può più essere negato il ruolo fondamentale dell’ossido nitrico sia nel mantenimento dell’omeostasi fisiologica dell’organismo sia nei principali processi patologici quali le infezioni e i tumori.

Anche a livello della cartilagine articolare, l’ossido nitrico gioca un ruolo fondamentale. Le ricerche di Jang-Soo Chun (2003), per esempio, chiariscono che il danno della matrice cartilaginea extracellulare e le alterazioni strutturali dei condrociti (de-differenziazione, apoptosi) che si verificano nell’osteoartrosi sono provocati dalla produzione di ossido nitrico iNOS dipendente.

In sintesi piccole quantità di ossido nitrico, quali quelle prodotte dall’enzima eNOS (NO sintasi endoteliale), sono indispensabili per un buon equilibrio fisiologico, mentre invece la produzione di grosse quantità di ossido nitrico, dipendenti dall’attività dell’enzima (NO sintasi inducibile), si verifica in tutti i processi patologici, osteoartrosi compresa.

Le ricerche su menzionate dimostrano che i gipenosidi sono in grado di favorire la produzione di piccole quantità di ossido nitrico (eNOS dipendente) e quindi contribuiscono positivamente allo svolgimento dei processi fisiologici, mentre invece ne inibiscono la formazione in grosse quantità (iNOS dipendente).

L’ausilio di metodiche che consentano di verificare non solo clinicamente ma anche strumentalmente se e in che misura il trattamento adottato abbia effettivamente influito positivamente sulla malattia è ormai un’ esigenza irrinunciabile.

Anche noi che ci occupiamo ditali problematiche da molti anni abbiamo sentito la necessità di un metodo per valutare il trofismo articolare del ginocchio il più possibile preciso ma anche rapido ed economico. La quasi perfetta concordanza tra le misurazioni ottenute con RMN, che resta a tutt’oggi il sistema di riferimento, e quelle ottenute mediante ecografia, ci ha indotto a privilegiare quest’ultima tecnica per gli innegabili vantaggi di maggiore semplicità, rapidità ed economia.

Dettagli di tecnica

In un’articolazione normale l’aspetto ecografico del profilo osseo è definibile come una banda iper-riflettente con cono d’ombra posteriore mentre quello della cartilagine articolare è uguale ad una sottile rima ipoecogena strettamente contigua all’osso corticale subcondrale. L’ipoecogenicità è verosimilmente dovuta alla struttura omogeneamente idrofilica della cartilagine ialina. La cartilagine normale ha margini netti sia sulla superficie articolare che profonda, rendendo la misura ecografia del suo spessore abbastanza facile. Lo spessore della cartilagine articolare, come detto, è facilmente misurabile, previo ingrandimento elettronico dell’immagine, usando i calipers elettronici dell’apparecchio ecografico, con l’ausilio di sonde lineari ad elevata frequenza (da 7,5 MHz a 12 MHz; nello studio del ginocchio noi utilizziamo sonde con frequenza variabile da 5. 0 a 10 MHz).

Lo spessore della cartilagine normale varia da 1,2 a 1, 9 mm. (Ai sen 1984; Richardson 1 988). Una minima quantità di fluido si ritrova normalmente nei recessi sinoviali; lo spessore del film fluido è al massimo di 2-3 mm; quantità maggiori di fluido possono rendere difficile la misurazione dello spessore cartilagineo ed allora bisogna posizionare l’articolazione in modo da far accumulare il versamento in sedi declivi e procedere alla misurazione in sedi antideclivi, ricorrendo eventualmente ai decubiti supino, prono e laterali.

Con sezioni sagittali ed assiali attraverso il compartimento laterale del ginocchio, profondamente al tendine del quadricipite, si evidenzia la borsa sovrarotulea e il recesso sovrapatellare che sono un eccellente marker della patologia intra-articolare.

Nel normale le pareti della borsa sono sottili, ma svariati processi patologici possono distenderla; essa inoltre viene utilizzata come finestra ecografica per la misurazione della cartilagine del condilo femorale, sia esterno (CFE) che interno (CFI).

A paziente in decubito supino e completa flessione del ginocchio (in modo da “sproieuare” i condili femorali dal piatto tibiale), posizionando la sonda (7,5 MHz) in sede sovra e sottorotulea, si può valutare la tasca o gola intercondiloidea (troclea femorale e lo stato dei condili.

Nel normale la banda ipoecogena cartilaginea presenta un margine netto sia anteriore (o superiore a livello del tessuto sinoviale) che posteriore (o inferiore a livello della limitante ecogena della corticale ossea). Inoltre essa è più spessa nella gola intercondiloidea e più sottile in corrispondenza dei condili. A causa dell’ampia variabilità dello spessore normale (variabile da mm 1,2 a 1, 9 mm), noi eseguiamo di routine la misurazione comparativa del ginocchio controlaterale.

A paziente con arto inferiore extraruotato o, se possibile, in decubito laterale, viene esaminato, preferibilmente con scansioni longitudinali oblique, il profilo mediale del ginocchio. In tal modo èpossibile visualizzare lo spazio articolare femorotibiale mediale, valutando la distanza tra gli estremi ossei del femore e della tibia. Detto spazio viene definito, anche se non del tutto propriamente dal punto di vista anatomico, rima articolare interna (RAI)Con la stessa tecnica si può mirare anche lo spessore cartilagineo a livello del piatto tibiale interno (PTI).

A paziente con arto inferiore intraruotato o in decubito laterale o prono si valuta il comparto esterno del ginocchio ( banda ileotibiale, origine del tendine popliteo, legamento collaterale esterno, porzione distale del tendine del bicipite), nonché lo spazio articolare femoro-tibiale esterno che però, a causa della non ottimale rappresentazione, non viene usualmente misurato; è possibile inoltre misurare io spessore cartilagineo in corrispondenza del piatto tibiale corrispondente (PTE).

A paziente in decubito prono vengono prima di tutto evidenziate le strutture della fossa poplitea; nei pazienti con degenerazione artrosica dell’articolazione vi è una elevata incidenza di cisti di Baker (fig. 4), con il colletto della borsite apprezzabile tra il tendine del semimembranoso ed il gemello interno, con una forma ad “Y” invertita, con un lembo superficiale e l’altro profondo al gemello; in tale decubito, con sonde di frequenza più bassa (5-6 MHz) è possibile confermare lo spessore della cartilagine soprattutto in corrispondenza dei condili femorali.

In sintesi con il metodo ecografico è possibile la misurazione dello spessore della cartilagine nei vari distreffi del ginocchio, con approssimazione fino al decimo di millimetro. Noi eseguiamo di routine la misurazione al livello del condilo femorale interno (CFI), condilo femorale esterno (CFE), piaffo tibiale interno (CTI), piatto tibiale esterno (CTE) e infine della rima articolare interna (RAI).

Il confronto tra i dati ottenuti con tale esame in tempi diversi permette di stabilire se e in quale misura si sia ottenuto un incremento dello spessore cartilagineo e se tale incremento abbia riguardato tutta o parte della superficie articolare.

Questo metodo viene da noi utilizzato da alcuni anni nello studio della gonatrosi, sia nel corso di trattamenti farmacologici e/o fisioterapici, sia nei soggetti sottoposti ad interventi chirurgici (quale ad esempio il trapianto cartilagineo autologo e la mosaicoplastica).

Materiali e metodi

Sulla scorta di tali argomentazioni, approfittando della facile reperibilità in commercio del GinPent® sotto forma di compresse con la denominazione di Dianid® contenenti ciascuna 330 mg di principio attivo, abbiamo voluto sottoporre al trattamento un gruppo sufficientemente alto di soggetti, di entrambi i sessi e di varia età, affetti da osteoartrosi del ginocchio di vario grado.

A tale scopo abbiamo arruolato 75 soggetti, di età compresa tra i 51 e gli 84 anni (età media 67 anni) e di entrambi i sessi. A seconda del quadro clinico e radiografico sono state distinte gonarrrosi di media, medio-grave e grave entità (abbiamo escluso dallo studio i soggetti affetti da gonartrosi di lieve entità).

I parametri clinici da noi considerati sono i classici dolore, tumefazione, limitazione funzionale e versamento articolare, con punteggio variabile da 1 a 4 per i primi tre e da O a 1 per il quarto.

Dolore / tumefazione / limitazione funzionale / versamento articolare

1 Lieve / 1 Lieve / 1 Lieve / O Assente

2 Moderato / 2 Moderata / 2 Moderata / 1 Presente

3 Intenso / 3 Notevole / 3 Intensa

4 Intollerabile / 4 Molto rilevante / 4 Totale o subtotale

Il quadro radiografico veniva classificato secondo l’indice di Kellgren, da noi parzialmente modificato, anch’esso con scala 1-4:

  • Grado 1: pincement della rima articolare
  • Grado 2 : sclerosi sub-condrale + assottigliamento della rima articolare
  • Grado 3 : osteofitosi marginale non produttiva
  • Grado 4 : osteofitosi grave (produttiva) + deformazione dei capi articolari

A seconda della somma del punteggio del quadro clinico e radiografico la gonartrosi nel nostro studio veniva considerata di media, medio-grave o grave entità.

  • Gonartrosi media: 8-11 punti
  • Gonartrosi medio-grave: 12-14 punti
  • Gonartrosi grave: 15-17 punti

Nel dettaglio i 75 soggetti dello studio risultavano cosi ripartiti:

Soggetti Entità
23 Gonartrosi media
34 Gonartrosi medio-grave
18 Gonartrosi grave

La misurazione ecografica dello spessore della cartilagine articolare, eseguita all’ingresso al livello dei condili femorali, piatti tibiali e rima articolare interna, completava la scheda clinica del soggetto. Il valore medio dello spessore della cartilagine articolare relativo all’intero gruppo dei soggetti all’inizio della sperimentazione era di 1,3 mm.

A riprova dell’affidabilità del nostro metodo di misurazione dello spessore cartilagineo, vogliamo sottolineare la perfetta concordanza tra quadro clinico-radiografico e quadro ecografico, nel senso che più grave era l’artrosi più si mostrava assottigliato lo spessore della cartilagine articolare.

Ciascun paziente doveva assumere giornalmente tre compresse da 330 mg senza interruzione per un periodo di tempo non inferiore ai dodici mesi, al termine dei quali doveva essere ripetuta anche l’ecografia articolare quale verifica strumentale dell’eventuale miglioramento.

Risultati

Lo studio è iniziato nel novembre dello scorso anno. I pazienti sono stati controllati ad intervalli di circa tre mesi. In nessun caso si sono verificati fenomeni di intolleranza. 12 soggetti hanno abbandonato il trattamento per motivi personali. A distanza di almeno 11 mesi dall’arruolamento i pazienti sono stati sottoposti nuovamente alla misurazione ecografica della cartilagine articolare.

Risultati clinici

La somministrazione per os di 330 mg tre volte al dì del Dianid® si è dimostrata efficace nella stragrande maggioranza dei soggetti (il 70 % circa) nel ridurre i principali sintomi dell’affezione e cioè il dolore, sia a riposo che durante l’esercizio, la limitazione funzionale e le riacutizzazioni periodiche. Nessuno dei soggetti in osservazione ha avuto bisogno di ricorrere agli antinfiammatori durante il trattamento. Nella tabella seguente vengono riportati i risultati ottenuti dopo 12 mesi di trattamento nei 63 soggetti che hanno osservato integralmente il protocollo:

Risultati clinici Criteri di valutazione N.
Ottimi Dolore assente o quasi, funzionalità normale o quasi, assenza di flogosi 9
Buoni Dolore solo da sforzo, funzionalità migliorata, scarsi episodi flogistici 40
Mediocri Modesta risposta sul dolore, la funzionalità e le crisi flogistiche 8
Cattivi Nessuna risposta al trattamento 6

Risultati della misurazione ecografica

Il valore medio dello spessore della cartilagine articolare relativo all’intero gruppo è passato dai 1,3 mm iniziali ai 1,5 mm del tempo di controllo (a distanza di 12 mesi dall’inizio del trattamento).

Gli incrementi più significativi hanno riguardato i soggetti la cui risposta clinica al trattamento era stata buona o ottima. Tra questi ultimi si è osservato un incremento dello spessore medio della cartilagine di 0,5mm. Più contenuto l’aumento di spessore cartilagineo del gruppo dei buoni (0,2 mm) e ancora più basso quello del gruppo dei mediocri (0,1 mm). I soggetti con cattivi risultati non mostravano alcuna variazione significativa della cartilagine articolare, con l’eccezione di uno nel quale si era potuto osservare un discreto incremento dello spessore, pari a 0,1 mm, ma senza alcuna riduzione della sintomatologia morbosa.

Un’analisi più approfondita ci ha permesso di rilevare la stretta correlazione tra gravità del quadro clinico-radiografico iniziale e risultato a distanza, cosa del resto facilmente comprensibile, ma anche una notevole correlazione con l’età, nel senso che i risultati migliori si sono ottenuti soprattutto nei pazienti più giovani.

Risultati N. Età media Gravità Incremento medio
Ottimi 9 47 Media (9 punti) 0,5mm
Buoni 40 53 Medio-grave (13 punti) 0,2mm
Mediocri 8 61 Medio-grave (15 punti) 0,1mm
Cattivi 6 71 Grave (17 punti) 0,09mm

Conclusioni

Considerato il breve lasso di tempo intercorso non possiamo ritenere questi risultati definitivi. Tuttavia essi ci sembrano lusinghieri e ci incoraggiano a proseguire nella strada intrapresa. In conclusione riteniamo di poter affermare che l’impiego del GinPent® rappresenti certamente un significativo passo avanti nell’ambito della terapia non solo sintomatica ma soprattutto causale dell’osteoartrosi in generale e della gonartrosi in particolare. Di fatti la misurazione ecografica della cartilagine articolare ha potuto dimostrare nella maggioranza dei casi una sua effettiva attività condroriparatrice. Non mancheremo di riportare i futuri sviluppi del nostro studio.

Bibliografia

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GinPent® aumenta le difese del nostro organismo

Le citazioni

Autori: Zhou Z. Wang Y. ZhouY – Istituto di sintomatologia, Seconda Università medica di Shangai, Shangai

Titolo: L’effetto di GP sulla cancerogenesi della tasca boccale del mesocriceto provocata da DMBA.

Riassunto: Lo scopo dello studio è l’esame dell’effetto di GP durante la cancerogenesi delle tasche boccali del mesocriceto causate da DMBA. I risultati hanno rilevato l’apparizione di olisplasia epiteiale in situs rispettivamente alla 30° e 60° settimana. La formazione del carcinoma è stata individuata in 4 settimane vale a dire prima di quanto emerso nei rapporti precedenti. L’esperimento dimostra che GP ha una positiva funzione anticancerogena. Osservazioni a lungo termine delle cavie alle quali è stato applicato DMBA per tre settimane hanno trovato che la displasia epiteliale è stata annullata con GP. Una prescrizione composta è meglio di GP da solo.

Autori: Zhou ZT. Wang Y. Zhou YM. Zhang SL

Titolo: Effetto di GinPent® sulle trasformazioni carcinomatose delle tasche boccali del mesocriceto causate da dimetilbenzantracene – Studio Istologico.

Riassunto: Obbiettivo: […] valutare l’effetto del GinPent® (GP) sulle trasformazioni carcinomatose di leuocoplasia della tasca boccale del mesocriceto provocate da dimetilbenzantracene (DMBA) Metodologie: 284 mesocriceti, di 4-8 settimane, di 80-100 grammi di peso, sono stati suddivisi a casaccio in tre gruppi: controllo, modello e sperimentale. Il gruppo controllo (8 mesocriceti) è stato sacrificato a settimane 0 e 12 per il controllo. Le tasche boccali bilaterali del gruppo modello (123 mesocriceti) sono state spalmate con 0.5 % di DMBA, 3 volte la settimana per provocare leucoplasia sperimentale e sacrificato dalla 2° alla 9° settimana (12-22 mesocriceti a settimana). Il gruppo sperimentale è stato diviso in 3 sottogruppi. Il sottogruppo A è stato sottoposto sia alla spalmazione di DMBA sia alla somministrazione orale di GP ed è stato sacrificato alla 6° e alla 9° settimana. Al sottogruppo B si è somministrato GP per via orale per 12 settimane dopo aver completato la spalmazione di DMBA. Al sottogruppo C si è spalmato il DMBAdopo aver complateto la somministrazione orale di GP per 12 settimane. Risultati: la prima displasia epiteliale e carcinoma in situs si sono verificati alla 3° ed alla 6° settimana dopo aver splamato il DMBA. Si sono verificate significative differenze tra il sottogruppo B e il gruppo modello per tre settimane di somministrazione di DMBA (P< 0.05), e tra il sottogruppo C e il gruppo modello (P < 0.01), mentre non ci sono state differenze tra il sottogruppo B e il gruppo modello per 6 settimane di somministratzione di DMBA (P >0.05).

Conclusioni: GP è riuscito ad inibire ed annullare le conversioni carcinomatose di leucoplasia delle tasche boccali del mesocriceto, indicando il suo positivo effetto anticancerogeno (Riferimenti 8).

Autori: Han Xiaoyan. Wei Hongubo. Wang Youlin. Lou Chaoxuan – Istituto medico di Luoyang, Luoyang 471003, China.

Titolo: Effetti inibitori di Gypenoside sull’attività Na+, K+ATPase el cervello e cuore del ratto. (Cinese)

Riassunto: Gli effetti di Gypenoside (Gyp) sul Na-1, K-1-ATPase dei microsomi dai cuori e cervelli del ratto sono stati studiati mettendoli a confronto con ginsenoside (Gin). I risultati hanno dimostrato che Gyp è stato capace di inibire l’attività dell’enzima rapidamente e reversibilmente in vitro. L’inibizione è avvenuta in modo concentrato. L’IC-50 di Gyp per il cuore e il cervello è stata di 58.79+-8.05 mg/L e 52.07+- 6.25 mg/L rispettivamente. L’analisi cinetica ha dimostrato che Gyp è stato un inibitore non competitivo di ATP (trifosfato di adenosina). Questi risultati suggeriscono che il positivo effetto inotropo è l’inibizione di CNS attraverso Gyp sono connessi all’azione inibitoria di Gyp sull’attività di Na-1, k-1-ATPase dai cuori e cervelli.

Autori: Y. Shixing. S. Wansen. Q. Chenglin e altri – Dipartimento di medicina tradizionale cinese, università di Xi’an, Xi’an 710004, Cina.

Titolo: Un effetto di Yishenjiangzhipian sul contenuto di immunoglobulina nei topi da esperimento con insufficianza renale Yang. (Cinese).

Riassunto: Yishenjiangzhipian è un estratto medicinale dal Rolution di Yishenjiangtou (una prescrizione di TCM fatta da noi), ed è somposto da Cordyceps, Ginpent Radix Puerariae e RedixAstragali seu Hdegsari. Il nostro precedente studio indicava che il mix di erbe poteva migliorare le funzioni renali e diminuire il livello di iperlipemia in siero in pazienti con insufficienza renale cronica.

Questo studio puntava ad osservare l’efetto delle erbe sul contenuto di Ig in siero nei topi affetti da insufficienza renale yang (una sindrome).Queste erbe sono state conficcate neglie stomaci del gruppo di topi normali e il risultato ha dimostrato che non si sono verificati cambiamenti a livello di IgG in siero. Ma si è riscontrato un significativo aumento di IgG nel gruppo di topi affetti da insufficienza renale yang causata da idrocortisone. Ciò dimostra che yishenjiangzhipian può aumentare l’immunità umorale nei topi affetti da insufficieza renale yang.

Autori: Hirata T. Takamatsu S. Università Mie, Tsu 514, Giappone.

Titolo: Diversità di sequenze nucleotidi di distanziatori rDNA riprodotti internamente estratti dalla Conidia e Cleisto-thecia di parecchi funghi penicilio polverizzabili.

Riassunto: Un miglior protocollo che contempla l’estrazione di DNA con Chelex, due amplificazioni con serie di inneschi a nido e purificazione per mezzo di elettroforesi hanno reso possibile analizzare sequenze nucleari rDNA di funghi penicilio polverizzabili utilizzando a dir tanto parecchie centinaia di conidio o 20 cleistothecia. Le diversitàdi sequenza nucleotide della regione nucleare rDNA contenenti distanziatori riprodotti internamente (ITS1 e ITS2) e il gene 5.8s rRNA derivato dalla conidia e cleistothecia sono stati analizzati in quattro tipi di funghi penicilio polverizzabili includendo due isolati della stessa specie. I risultati hanno mostrato che le sequenze nucleotidi della regione nucleare rDNA sono state altamente conservate tra il telemorfo e l’anamorfo. In tal modo i dati della sequenza nucleotide ottenuti dallo stadio relativo alla sviluppo possono essere usati per gli studi filogenetici dei funghi penicillio polverizzabili. Le sequenze nucleotidi dei geni 5.8S rRNA delle quattro specie sono state altamente conservate ma quelle delle loro regioni ITS sono state variabili. Ciò indica che la regione nucleare rDNA non si presta a studi filogenetici penicillo polverizzabili omotipi alla lontana poichè esiste troppa diversità di sequenze all’interno dell’ITS e troppo poche informazioni sono contenute nel gene 5.8S rRNA. La regione ITS sarà comunque utile per confronti filogenetici di specie o intraspecie strettamente connesse (omotope).

Autori: AA.VV. – Istituto di biologia radiattiva, Università Statale Tsing-Hua, Taiwan.

Titolo: Effetti di gypenosides sull’immunità delle celule di topi irradiati con raggi gamma.

Riassunto: (Gs; dalle foglie di GinPent®) sull’immunocompetenza delle cellule di topi gamma irradiati sono stati studiati. Topi ICR sono stati quotidianamente trattati con Gs (dose giornaliera 32 mg/kg) per 10 giorni prima o dopo 4 Gy gamma irradiazioni. Si è calcolato il peso del corpo ed il peso splenico, in vitro si è valutata la risposta blastogena di splenociti a mitogeni e si è calcolata l’immunocompetenza cellulare attraverso l’incorporazione di timidine-3H in ciascun topo testato. Il peso del corpo e il peso splenico sono diminuiti e le risposte blastogene di splenociti a mitogeni sono state inibite nei topi gamma-irradianti. Il trattamento con Gs ha intensificato il recupero del peso corporale, del peso splenico e l’immunocompetenza nei topi gamma-irradiati.

Autori: Chen WC

Titolo: Effetti protettivi di Ginpent in topi gamma irradiati

Riassunto: in lavorazione

Autori: AA. VV. – Istituto di Biologia Radiottiva, Università Statale Tsing-Hus, Hsing Chu, Taiwan

Titolo: Effetti protettivi di Ginpent in topi gamma irradiati

Riassunto: Si sono studiati gli effetti protettivi di GinPent® (GP) in topi gamma irradiati.

Gli animali sono stati sacrificati dopo 5, 15, 25 e 35 giorni di irradiazione di gamma. Si sono valutati i numeri dei leucociti, GOT, GTP e siero IgG. Si è notata la proliferazione di splenociti indotti da mitogeni, come PHA, Con A, e LPS. I risultati hanno indicato una diminuzione di tutti i parametri valutati in questo studio e la proliferazione di splenociti indotti da mitogeni è stata repressa nei topi gamma irradiati. Gp ha aiutato a recuperare il diminuito numero di leucociti, GOT, GPT e IgG in siero e la proliferazione di splenociti indotta da PHA, LPS e Con A nei topi irradiati con ragi gamma.

Autori: AA. VV.

Titolo: Osservazione preliminare dell’effetto profilattico e bloccante di GinPent® sul cancro esofageo nei ratti.

Riassunto: Ginpent è un tipo di pianta che cresce nelle province meridionali della Cina. In questo esperimento i ratti hanno bevuto liberamente per due settimane una soluzione di acqua bollita GinPent® al 2% prima della somministrazione di sostanze cancerizzanti. Susseguentemente ai ratti si sono iniettate sostante cancerizzanti (MANA) per 18 settimane e sono stati sacrificati a intervalli. I risultatai hanno indicato che il numero di casi di papilloma epiteliale esofageo, la media dei tumori e l’incidenza di cancro esofageo nel gruppo sperimentale sono stati inferiori rispetto a quelli del gruppo controllo (solo MANA), anche se non si è riscontrata una significativa differenza statistica. Il cancro è stato ritardato di 6 settimane. Ciò ha indicato che GinPent® potrebbe avere effetto profilattico e bloccante del cancro all’esofago nei ratti.

Autori: AA. VV. – Ospedale di Longhua, Università Shanghai di TCM

Titolo: Effetti di 24 erbe medicinali sull’acido nucleico, sul ciclo proteico e delle cellule della cellula polmonare adenocarcinoma (Cinese).

Riassunto: Utilizzando un flusso citometro gli autori hanno analizzato l’effetto di 24 erbe medicinali cinesi (CMH) in ricette composte sull’indice di proliferazione (PI), indice DNA, indice proteico, e rapporto di varie fasi nel ciclo cellulare della cellula polmonale umana adenocarcinoma (SPC-A-1), il PI era più di 20%, in 4 CMH, mentre 3 CMH come il GinPent®, Glenia littoralis, Panax GinPent® hanno potenziato la resistenza fisica. Ciò ha dimostrato che l’uso di CMH per rafforzare la resistenza fisica non serve solo come tonico convenzionale ma anche come inibitore delle cellule tumorali. Al tempo stesso il punto d’azione di 24 CMH sul ciclo delle cellule è stato diverso. Secondo tali risultati una nuova ricetta ricombinata sarebbe usata in modo più efficace nella pratica clinica.

Autori: AA. VV. – Dipartimento di Farmacologia, College di medicina Hengyang, Hengyang 421001, Cina.

Titolo: Effetti di gypenosides sulla trasformazione linfocitaria splenica e sull’attività DNa polimerase II in vitro.

Riassunto: Gypenosides (da GinPent®) a 2.5-20.0 mg/litro ha aumentato la trasformazione splenica delle cellule T e B indotte da Concanavalin A e lipopolisaccaridi in vitro. Si è anche verificato un aumento di sintesi DNA e l’attività di DNA polimeras II è stata potenziata. Questi effetti sono stati capovolti ad una concentrazione di gypenoside di 400 mg/litro. Si è concluso che gvpenosides ha incrementato la sintesi del DNA di splenociti intensificando l’attività di DNA polimerase II e ha favorito la trasformazione di cellule immunocompetenti portando al potenziamento della risposta immunitaria specifica.

Autori: Dipartimento di farmacologia, Università di Copenhagen, Danimarca

Titolo: Medicina tradizionale cinese nel trattamentoall’iperlipidemia

Riassunto: Un decotto di Crataegus cuncata (frutti), Nelumbo nucifera (foglie) e GinPent® (piante) preparato con piante che crescono nel giardino botanico del Guangxi College di medicina tradizionale cinese, Cina, è stato somministrato per via orale a ratti e quaglie giapponesi (nutrite in modo normale o con diete altamente lipidiche) per una settimana. Atromid è stato utilizzato per il controllo. Il decotto ha significativamente diminuito i trigliceridi sierici e i livelli di colesterolo.

Autori: AA. VV. – Dipartimento di farmacologia, Hengyang College di medicina, Hunan 421001, Cina.

Titolo: Effetti protettivi di gypenosides su danni indotti da OFR alla capacità di rilassamento dell’aorta toracica del coniglio in vitro.

Riassunto: Si è studiato l’effetto protettivo di gypenosides da GinPent® contro i danni all’aorta toracica isolata del coniglio provocati dai radicali libero dell’ossigeno (OFR). Sia la soluzione Krebs sottoposta ad elettrolisi che l’ossidasi xantine/xanine hanno fatto diminuire il rilassamento dei cerchi aortici causati da acetilcolina. Gypenosides (50 mg/litro) e catalasi (25 mg/litro) hanno significativamente protetto la capacità di rilassamento dei cerchi dell’aorta da OFR; questo effetto è stato abolito dall’inibitore ciclossigenasi indomethacin (indomethacin) (5 micro mol/litro). Gynopenosides ha inoltre resistito alla riduzione del rilassamento dei cerchi causati da metilene blu.

Autori: AA. VV. – Dipartimento di Immunologia, Istituto geriatico Beijing, Beijing 100730, Cina.

Titolo: Effetto di saponis da erbe medicinali cinesi sulla sunzione dei linfociti negli anziani

Riassunto: Abbiamo selezionato tre saponis Rgl, Gy-P e Ep-M VI estratti rispettivamente da Panax ginseng, GinPent® e Epimedium macranthum, piante medicinali cinesi, e studiati per il loro effetti sui linfociti di 10 giovani e 19 anziani. La risposta proliferativa dei linfociti coltivati 72 ore con PHA e saponis è stata misurata con il metodo MTT e la procedura incorporata 3H-TdR. I risultati hanno mostrato che PHA e Rgl o Gy-P hanno effetti stimolanti sul fenotipo dei linfociti (P<0.001). Anche Rgl e Ep-M VI hanno aumentato la fluidità delle membrane dei linfociti delle persone anziane, specialmente Rgl (P<0.001). Le cellule positive CD25 e CD45RA dei linfociti delle persone anziane sono state più basse di quelle dei giovani, rispettivamente 8.6% +/- 2.7% contro 10.43% +/- 3.5%; 20.95% +/- 15.5% contro 50.86% +/- 4.2%. Si sono viste più cellule positive di linfociti CD45R0 (41.5% +/- 13.9%) che cellule CD45RA nelle persone anziane. Abbiamo spiegato la causa del declino della funzione immuniotaria dei linfociti delle persone anziane e gli effetti delle erbe medicinali cinesi sui linfociti.

Autori: AA. VV. – Dipartimento di farmacologia, Università di Medicina Xi’an, Cina.

Titolo: Effetti di Ping Kui San (PKS) sulle ulcere gastritiche da esperimento.

Riassunto: Si sono studiati gli effetti di Ping Kui San (PKS) sulle ulcere gastriche da laboratorio.

I risultati hanno mostrato che PKS poteva essere significativamente in antagonismo a quattro ulcere sperimentali gastriche causate dalla legatura di mani e piedi e da indometacine plus alcol nei topi; PKS poteva anche inibire le ulcere gastriche causate da legatura pylorus e ferite HCl nei ratti. Le pareti della prescrizione sono state studiate separatamente. I risultati hanno mostrato che l’intera prescrizione, GinPent®, Hippophae rhamnoides e altre parti potevano nortevolmente resistere all’ulcera gastrica, ma il risultato migliore lo ha ottenuto PKS.

Autori: Dipartimento di microbiologia, Scuola di Medicina, Università di Loma Linda CA 92350, Stati Uniti d’America.

Titolo: “Protezione di cellule vascolari endoteliodi da lesioni ossidanti da perossido d’idrogeno per mezzo di gypenosides di GinPent®”

Riassunto: La perossidazione lipidica e tossicità associate con i radicali dell’ossigeno sono state indicate come le principali cause del cancro, arteriosclerosi e processo d’invecchiamento. Danni alle cellure endoteliali possono portare a malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. Le cellule endoteliali sono sensibili agli attacchi ossidanti. Nel presente studio l’effetto antiossidante di un’erba medicinale cinese, GinPent® è stato analizzato in vitro utilizzando cellure vascolari endoteliali. Strani monomolecolari confluenti di cellule polmonari arteriose bovine endoteliali (PAEC) sono state preincubate con differenti concentrazioni di gypenosides (cP, saponis totale di GinPent®) per 16 ore, poi sono state lavate e incubate con perossido di idrogeno (h3O2) per 4 ore. Le lesioni delle cellule sono state valutate misurando il rilascio di deidrogenasi lattata intracellulare (LDH) e la vitalità delle cellule con analisi tetrazolium (MTT). I prodotti della perossidazione lipidica di PAEC sono stati monitorati come sostanze tiobarbituriche acidoreattive (TBARS) con analisi fluorometriche. I risultati hanno mostrato che 62.5 muM h3O2 incubati con PAEC per 4 ore hanno aumentato la percentuale di rilascio di LDH, incrementando la vitalità delle cellule e ridotto TBARS: questi risultati dimostrano che gypenosides può proteggere le cellule vascolari endoteliali da lesioni ossidanti. I dati che gypenosides può avere effetti benefici nella prevenzione e trattamento dell’arterio sclerosi e ritardare il processo di invecchiamento.

Autori: Scuola di farmacia, College di Medicina Kaohsiung, Taiwan

Titolo: Valutazione deglie effetti anti-infiammatori ed epaticoprofilattici di anocctochilus formosanus, ganoderma lucidum e GinPent® nei ratti

Riassunto: Gli effetti farmacologici di Anocctochilus, Ganoderma lucidum e GinPent® sono stati studiati contro l’edema della zampa causato da carrageen (Chondrus crispus) e epatossicità CCl (4) nei topi. Estratti d’acqua di GinPent® e G. lucidum esercitano una significativa attività antiinfiammatoria contro l’edema causato da carrageen. La somministrazione di GinPent® ha rivelato un’attività persino di indometacin. In contrasto, Anocctochilus formosanus ha mostrato un ritardo nell’inizio dell’attività antinfiammatoria partendo da 4 ore dopo la somministrazione di carrageen. A formosanus ha tuttavia significativamente diminuito l’acuto aumento del livello si siero di GOT e GPT causato da CCl (4). Alterazioni istologiche quali necrosi, mutazioni adipose, rigonfiamenti, infiltrazioni infiammatorie dei linfociti e delle cellule di Kuffer attorno alla vena centrale son state simultaneamente migliorate dal trattamento con A. formosanus.

Autori: Dipartimento di microbiologia, scuola di medicina, Loma Linda Università, CA

Titolo: Effetto protettivo di gypenosides contro lo stress ossidativo in fagociti, cellule vascolari endoteliali e microsomi epatici.

Riassunto: L’azione di gynopenosides (GP, saponis di GinPent®, un’erba medicinale cinese) come antiossidante è stata studiata usando diversi modelli di pressione ossidante nei fagociti, microsomi epatici e cellule vascolari endoteliali. I risultati mostrano che Gp ha diminuito l’anione iperossido e il contenuto diperossido d’idrogeno nei leucociti polimorfi neutrofili umani e diminuito la fuoriuscita chemiluminescente ossidativa causata da zimosan nei monociti umani e macrofagi dei topi. Un incremento di perossidazione lipidica provocata da Fe2+/cisteina, ascorbate/NADPH o perossido di idrogeno nei microrganismi epatici e cellule vascolari endoteliali è stato inibito da GP. Sono state scoperte inoltre biomembrane protette da Gp invertendo la diminuita fluidità delle membrane dei microrganismi epatici e mitocondria, aumentando l’attività degli enzimi mitocondriali nelle cellule vascolari endoteliali, diminuendo la fuoriuscita intracellulare deidrogenasi lattata da queste cellule. L’ampio effetto antiossidante di Gp più essere valido nella prevenzione e cura di varie malattie come l’arteriosclerosi, malattie epatiche ed infiammazioni.

Autori: Secondo ospedale affiliato, College di medicina di Guangzhou

Riassunto: Campioni di sangue umano sono stati analizzati in vitro per osservare l’effetto antitrombotico di estratti d’acqua di GinPent® (GP). I risultati hanno mostrato che Gp è stato in grado di inibire significativamente l’aggregazione delle piastrine provocata da ADP e agonisti composti (P<0.05). Gli effetti ritardati di GP su KPTT, PT, TT, AT, RVV-CT hanno indicato che questa sostanza potrebbe diminuire l’attività di fattori coagulanti multipli. Hanno inoltre indicato che GP potrebbe accelerare il ritmo dell’elettroforesi eritrocinitica. Questo studio ha indicato che GP è un’agente antitrombotico che influisce sui legami della catena trombotica che varrebbe la pena studiare ultriormente.

Autori: Istituto biologico Pochvennyi DVO RAN, Vladivostok, Russia

Titolo: La famiglia delle curcubitacee nell’estremo oriente russo e paesi limitrofi; applicazione medica, possibilità di introduzione in Russia e utilizzo nella biotecnologia.

Riassunto: Una recensione e discussione su Mormodica charantia, M. cochinchinesis, Thladiantha dubia, benicasa hispida, trhosanthes kirolowii, T. cucmeriodes (T. ovigera), GinPent®, Hemsleya amabilis e Actinostemma tenerum.

Autori: Istituto di Oncologia di Hebei Province

Titolo: Effetti di Ginpent sulle funzioni immunologiche dei pazienti malati di cancro.

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