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Gin Pent / Rassegna stampa

"Nelle serre dei vivai Ambrogio è cresciuto «l'albero della vita» [da Messaggero di Sant'Antonio]

Oltre ad aver portato in Italia il kiwi, ottenendone anche una versione con frutti a grappolo e senza pelo (e molto altro), Giovanni Ambrogio ha clonato il Gynostema, ricavandone una pianta dagli effetti terapeutici significativi, il ginpent.

Tra le sue sperimentazioni riuscitè c'è la «clonazione» della magnolia che dà il nome a un chiostro della basilica del Santo a Padova: un modo tutto suo per rendere omaggio a Sant'Antonio di cui si professa devotissimo. Ma Giovanni Ambrogio, geniale vivaista di Leno, bassa bresciana, può vantare anche altro. Nei vivai sin da ragazzino, si muove nel regno della botanica con l'abilità e la curiosità di un botanico o di uno Scienziato.Senza esserlo. Genialità e passione sicuramente ben inve-stite. Tanto per dire: ha portato lui in Italia il kiwi, del quale ha pure «creato» una speedy, con frutti a grappolo e senza pelo. Anche le giuggiole giganti sono frutto dei suoi incroci.

E altro ancora. Ma il prodotto che gli sta dando le maggiori soddisfazioni è il ginpent, pianta ricchissima di proprietà, cresciutagli sotto gli occhi inopinatamente mentre cercava di produrre altro. Ma ecco come andarono le cose: ce lo racconta lui stesso. «Ero tutto un acciacco: artrosi a un'anca, ginocchio malconcio da operare subito per evitare un futuro in carrozzella, gastrite, reflusso esofageo. Un amico argentino, al corrente dei miei guai, un giorno mi mandò una piantina di Gynostema avuta da un vecchio botanico giapponese, suo vicino di casa, che gli aveva detto: digli di mangiarne le foglie e starà meglio. Ambientare da noi il Gynostema (della famiglia delle cucurbitacee, come le zucche, per i monaci taoisti pianta dell'immortalità) che ama climi di montagna, freschi e umidi, non è così semplice. Mi ci sono voluti dieci anni di tentativi, ma alla fine ci sono riuscito. Seguendo l'invito del vecchio botanico ne ho mangiato le foglie per vedere che cosa succedeva. Frano amarissime da doverle addolcire con la stevia paraguayana dalle straordinarie proprietà dolcificanti. Amarissime, ma efficaci davvero e gli acciacchi, un po' alla volta, sono spariti. Ora il medico lo saluto da lontano da circa sei anni».

Alla fine una pianta tutta nuova.

Effetto placebo? Poteva essere. Per togliersi il dubbio, Ambrogio ha proposto la «cura» ad amici. Identici i risultati. La cosa funzionava, con effetti diversi rispetto al ginseng: rilassanti e distensivi anziché energetici e stimolanti. E i «pazienti» a ringraziare con testimonianze debitamente documentate che, all'occasione, Ambrogio sciorina con piacere. Un dossier destinato a ingrossare a mano a mano che la sperimentazione, poi affidata a medici negli ospedali di Brescia, Napoli e Roma, acquistava rigore scientifico.

Incuriosito da queste diversità, Ambrogio aveva anche fatto analizzare la pianta. La ri-sposta fu che essa conteneva quasi il doppio di sostanze attive del Gynostema originale, precisamente 92 contro 54. Probabilmente era una pianta diversa, nuova. Come di fatto poi decretò il competente Uflicio comunitario delle varietà vegetali che, dopo attenti esami durati tre anni, concesse alla pianta il Brevetto europeo (n. 8488 del 03/12/2001) con il nome di ginpent che poi, micronizzato e reso in forma di compresse o pastiglie, cominciò a essere venduto nelle farmacie e nelle erboristerie ma, per ragioni commerciali, con due formulazioni: in capsule col nome Gin Pent e in compresse col nome di Dianid.

Ma chi trae in particolare vantaggi dal ginpent? Lo abbiamo chiesto al professor Angelo Bosio, noto neuropsichiatra e farmacologo, che è stato il primo a sperimentare il metodo ginpent «A tutt'oggi - dice - sia presso la Clinica romana "Mater Dei" sia in altri ambulatori nel resto del Paese, ho valutato e seguito dal gennaio 2002 oltre mille e cinquecento individui che hanno assunto con regolarità il ginpent: Ne ha tratto i maggiori vantaggi chi aveva problemi derivati dallo stress e dalle somatizzazioni ad esso correlate, dal metabolismo specie per le alterazioni del colesterolo, dall'ipertensione lieve e moderata e dai disturbi gastrici.

E' corretto presentare il ginpent come un toccasana buono per tutti i mali?

Il ginpent è un tipico adattogeno, cioè un vegetale in grado di attivare una risposta individuale che aiuti a regolare positivamente l'omeostasi alterata di una persona. Può cioè aiutate uno a migliorare la risposta organica specifica ai suoi problemi. Non è quindi un toccasana miracolistico, non cura tutti i mali e non guarisce tutte le malattie.

Dove sta il segreto del gin-pent e in che cosa differisce dal ginseng?

Le ricerche indicano i principi attivi del ginpent nelle «saponine», un gruppo di complesse molecole affini, cui è stato imposto specificamente il nome di «gvnosaponine», e nel ginpent ne sono state caratterizzate circa novanta. La molteplicità dei principi attivi permette di disporre di una diversificata capacità di azione nel nostro organismo. Sono oggi disponibili risultati scientifici che permettono di identificare tre precisi ambiti d'intervento del ginpent: apparato digerente, sistema circolatorio e sistema nervoso centrale. Interessanti gli studi riguardanti lo stress, condizione clinica tra le più diffuse nel mondo occidentale, con un corollario patologico specifico in grado di alterare profondamente le dinamiche funzionali del sistema nervoso centrale. Questi studi hanno dimostrato l'azione di controllo da parte di alcunè gynosaponine sull'evoluzione centrale delle condizioni di stress, con una mirata attività centrale in grado di mitigare sintomi importanti e diffusi quali ansia, depressione, insonnia e somatizzazioni come ulcere, gastriti... Il ginseng poi è una pianta molto diversa, è uno stimolante che non contiene questi principi attivi e il cui ambito di applicazione è un altro.

La sperimentazione sin qui fatta è sufficiente a dare certezza sui risultati? Non è che possono insorgere con il tempo sgradite sorprese?

La molteplicità dei principi attivi che caratterizzano questa pianta permette di disporre di una diversificata capacità di azione nel nostro organismo, anche se va sottolineata la sicurezza del gin-pent, la cui non tossicità è stata verificata sin dal 1999 dall'Università di Pisa. Ovviamente, solo fra alcuni anni disporremo di dati a lunga scadenza.

di Piero Lazzarin

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