Approfondimenti presenti:
Regione Lombardia
L'esempio del Gin Pent ®
Indagine clinica presso l'Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi in un gruppo di pazienti trattati tradizionalmente ai quali viene aggiunta l'integrazione della terapia con il fitocomplesso Gin Pent ® varietà europea Gin Pent ®, a paragone di un gruppo omogeneo trattato invece senza tale integrazione. I risultati sono volti all'attenzione della Commissione Scientifica Regionale dedicata allo studio delle Medicine non Convenzionali.
Dott. PAOLO BUSELLI, Responsabile Riabilitazione Ortopedica AO Provincia Lodi, Ospedale Sant'Angelo Lodigiano.
Prof. PIERGIORGIO SPAGGIARI, Direttore generale AO Provincia di Lodi (maggio 2005)
Dalle ricerche di cure attraverso l'uso di piante naturali e dei loro estratti deriva la spinta ad indagare con metodo "scientifico" gli effetti terapeutici ottenibili con sistemi non convenzionali (rispetto alla medicina allopatica tradizionale occidentale).
La Regione Lombardia ha da anni promosso importanti iniziative in tal senso, dando accoglienza presso le strutture mediche lombarde a ricerche mirate a diversi aspetti terapeutici.
Tali studi sono promossi per affrontare con serietà una domanda diffusa di mezzi terapeutici "naturali", ma trovano il loro sostegno anche nella possibilità di verificare l'efficacia di cure naturali che potrebbero rivelarsi interessanti, oltre che per gli aspetti clinici, anche per le possibilità di risparmio economico legato all'utilizzo di mezzi a costi ridotti: proprio in quanto naturali.
La spinta all'approfondimento è stata colta da numerose strutture private operanti in tal senso e da strutture pubbliche, che sono diventate capofila nelle ricerche proposte.
Nella prima tornata di ricerche approvate dalla Regione Lombardia, l'Azienda Ospedaliera della Valtellina e Valchiavenna, allora diretta dal Prof. Piergiorgio Spaggiari aveva realizzato diverse ricerche mirate in medicina non convenzionale, con importanti risultati interessanti.
A conclusione di questo primo ciclo sono stati pertanto presentati alla Regione Lombardia altri progetti di ricerca in medicina non convenzionale approvati nel 2004. Il Prof. Piergiorgio Spaggiari. ora Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi, ha ripreso alcuni dei progetti proposti e ha stimolato le strutture ospedaliere a procedere con le ricerche approvate dalla Regione Lombardia.
Appare di particolare interesse, nel quadro delle ricerche avviate, lo studio che ha per tema la valutazione dell'assunzione del fitocomplesso Gin Pent ®, nei casi di ipercolesterolemia e diabete, nella riduzione del rischio cardiovascolare e nella riduzione dei relativi fabbisogni farmacologici tradizionali.
I presupposti scientifici di queste ricerche si ritrovano negli studi riguardanti la possibilità da parte dell'estratto di Gin Pent ® di intervenire su numerosi processi patologici legati alla degenerazione tissutale indotta da uno squilibrio delle concentrazioni cellulari di ossido nitrico.
L'Ossido Nitrico infatti è attivo nella patogenesi dei fenomeni di degenerazione tissutale particolarmente importanti a livello delle pareti dei vasi. Ed è qui che un anomalo livello di ossido nitrico svolge un ruolo di primo piano nella patogenesi delle malattie infiammatorie e nella formazione dei processi aterosclerotici.
L'azione positiva del fitocomplesso Gin Pent ® appare dovuta alla presenza - nell'estratto di questa specifica varietà di Gin Pent ® - di particolari saponine, chiamate gipenosidi, con struttura chimica originale (glicosidi di triterpeni tipo dammarano) mai rinvenuti in altre piante (L Hu - J Nat Prod 1996,59,1143-5).
Questi particolari gipenosidi intervengono sull'attività dell' INOS (inducible nitri, e oxide synthetase) che regola i livelli di ossido nitrico.
Recentemente F. Aktan, ricercatore della facoltà di Farmacia di Sidney (su Nitric Oxide,2003 Jun; 8(4):235-42 e su Life Sci. 2004 Jun 25; 75 (6): 639-53), evidenzia come il meccanismo di azione della Gin Pent ® sia riferibile al suo ruolo sui meccanismi di attivazione e regolazione dell'attività ossida ti va legata alla sintesi di ossido nitrico.
Analoghe valutazioni erano state precedentemente pubblicate da JL Kang del Dipartimento di Fisiologia delia Ewha Womans University di Seul (Mol Celi Biochem. 2000 Dee; 215 (1-2,1- 9) e da MA Tanner della Divisione di Cardiologia della Vanderbilt University di Nashville (Nitric Oxide 1999 Oct; 3(5):359-65).
Gli studi citati propongono analisi approfondite dei meccanismi di azione deI meccanismi di azione del fitocomplesso Gin Pent ® a livello cellulare. A questi si affiancano altri studi dell'Università di Shangai (ZT Zhou, Y Wang, SL Zhang) che osservano effetti protettivi anticancerogeni sulla cute buccale di cavie trattate con DiMetilBenzAntracene ed ulteriori studi realizzati presso altre università cinesi su aspetti diversi degli effetti del trattamento con Gin Pent ®.
In Italia proprio l'Istituto di Biologia Generale dell'Università degli Studi di Siena, si è già occupato degli effetti clinici della somministrazione di Gin Pent ® var. europea Gin Pent ® in soggetti aterosclerotici anziani, affetti da depressione delle capacità cognitive e relazionali, con il risultato di un positivo miglioramento delle condizioni di base.
Sulla scorta di queste premesse si realizza l'osservazione clinica presso l'Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi, che si è proposta di evidenziare con metodo scientifico
I risultati sono volti all'attenzione della Commissione Scientifica Regionale dedicata allo studio delle Medicine non Convenzionali perché possano quindi essere di valido riferimento per l'indicazione all'uso di tale estratto naturale nonché per successive ricerche cllniche e sperimentali.
Dr. Paolo BUSELLI, Responsabile Riabilitazione Ortopedica AO Provincia Lodi, Osp. Sant'Angelo Lodigiano
Prof. PIERGIORGIO SPAGGIARI, Direttore generale AO Provincia di Lodi (maggio 2005)
Gian Paolo PORRECA
Insegnamento di Chirurgia Vascolare
Corso di Laurea di Caserta
Facoltà di Medicina e Chirurgia Seconda Università di Napoli
Premessa
L'innalzamento progressivo dell'età media della popolazione mondiale, per cui nel 2005 troveremo ad esempio in Italia circa 5 milioni in più di ultra-ottantenni, comporta un'attenzione vieppiù crescente dalla scienza medica nei riguardi dei pazienti considerati in età geriatrica.
E se questa apertura di problematica clinica va intesa ovviamente in senso lato, con i nuovi protocolli di terapia riferibili alle specifiche patologie di organo, resta indiscutibile che il centro di gravità di un invecchiamento 'sostenibile' vada individuato nella qualità di vita speculare a tale inedito avanzare negli anni, e di concerto nelle funzioni superiori della mente e del cervello.
Su questo versante va così rilevata, ad esempio, l'impegno della chirurgia vascolare nel trattamento pure in quiescenza clinica delle lesioni steno-ostruttive emodinamicamente significative della arteria carotide nell'anziano, inteso quale prevenzione dello 'stroke', con il rivoluzionario improvement insito nell'approccio in anestesia locoregionale.
E di contro si segnala l'attenzione di farmacologi e neurologi nella definizione di nuove molecole di sintesi o naturali e nell'instaurare originali linee guida per il trattamento medico dell'insufficienza cerebrovascolare di tipo cronico, non indotta appunto da lesioni obliteranti extracraniche suscettibili di una rivascolarizzazione chirurgica. Pensiamo, da un lato, agli inibitori selettivi del 'reuptake' della serotonina e della noradrenalina, ai farmaci serotoninergici, noradrenergici, dopaminergici ed agli antagonisti dei recettori alfa2 adrenergici e serotoninergici, dall'altro ai derivati del Ginkgo biloba, dell'Hypericum e soprattutto del Gin Pent ®.
In tale ultimo ambito la nostra attenzione si è soffermata sul Gin Pent ®, una varietà naturalmente selezionata dell'originale Gin Pent ®, importata e adattata in Italia dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio (Brevetto Europeo N° 8488 del 03/12/2001, Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali, - 98/1034), in quanto particolarmente ricca di gipenosidi. Lo stesso botanico produce e commercializza con il nome Dianid® un prodotto analogo per composizione, formulato in compresse, ma con un dosaggio del principio attivo più elevato (350 mg per compressa) che ci è sembrato più confacente al nostro studio.
I gipenosidi sono essenzialmente delle saponine e come tali mostrano la tipica struttura di base del "dammarano", caratterizzata dal nucleo del ciclopentanoperidrofenantrene, tipico dei composti steroidei. Si distinguono tra loro per la presenza di funzioni ossidriliche o aldeidiche in sostituzione, rispettivamente di atomi di idrogeno o di gruppi metilici del nucleo del dammarano, nonché per il numero, tipo e sequenza degli zuccheri.
Il Gin Pent ®/Dianid ® risulta particolarmente ricco di gipenosidi (oltre 90), le cui attività sono ben conosciute da millenni nel mondo asiatico, anche se empiricamente. Tuttavia negli ultimi anni l'attenzione dei ricercatori, dapprima orientali ma in seguito anche occidentali si è concentrata sullo studio di questi composti con criteri strettamente scientifici. Rimandiamo alla copiosissima letteratura internazionale chi fosse interessato all'approfondimento dell'argomento. Ci preme comunque sottolineare che alla luce degli studi più moderni, risulta chiaramente che le numerosissime azioni positive dei gipenosidi dipendono sostanzialmente dalla loro capacità di incrementare in svariati organi e distretti corporei la sintesi e l'attività dell'Ossido Nitrico.
La scoperta che l'ossido nitrico(NO), un semplice gas, assume nell'organismo il ruolo cruciale di molecola di segnale, si deve principalmente a Robert F. Furchgott, Louis J. Ignarro e Ferid Murad, ai quali è stato assegnato nel 1998 il premio Nobel per la Medicina.
L'Ossido nitrico determina il rilassamento delle cellule muscolari lisce, inibisce l'adesione delle piastrine e dei leucociti all'endotelio, riduce la migrazione e la proliferazione delle cellule muscolari lisce, e limita l'ossidazione delle lipoproteine aterogene a bassa densità. L'NO svolge, quindi, un ruolo centrale nel mantenimento dell'omeostasi vascolare e, conseguentemente, è considerato una molecola ateroprotettiva.
In sintesi, quindi, risulta ormai accertata la capacità dei gipenosidi, incrementando la formazione e l'attività dell'ossido nitrico entro valori fisiologici, di produrre tra l'altro anche una vasodilatazione endotelio-dipendente e di svolgere un'attività antiaggregante piastrinica.
Materiali e metodi
Partendo da queste ipotesi di lavoro, abbiamo selezionato, nel novero dei pazienti afferenti al nostro Ambulatorio di Chirurgia Vascolare, un gruppo di soggetti affetti da insufficienza cerebro-vascolare cronica, omogeneo per presupposti statistico-clinici (età >70 anni, no precedenti micro/macro ictali, no stenosi aa. carotidi comuni e/o interne >70 %, no trombosi aa. vertebrali, TC cranioencefalica negativa per lesioni focali in atto), che si dimostrava portatore di un deterioramento mentale cronico, con deficit complesso psico/motorio (disturbi mnesici e/o comportamentali, turbe del sonno, perdita dell'interesse e dell'attenzione nelle normali attività giornaliere, alterazioni della cognitività, misunderstandment, astenia ed abulia ingravescenti).
Si trattava di 25 pazienti (20 uomini e 5 donne, con età compresa tra i 70 e gli 87 anni,18 dei quali diabetici non insulino-dipendenti), osservati per quattro mesi ( luglio-ottobre 2003) e nei quali abbiamo associato il trattamento antiaggregante orale da noi usualmente praticato (Ticlopidina 250 mg/die) alla somministrazione di Gin Pent ® (Dianid ® cps da 350 mg), al dosaggio di 350 mgx3 al giorno per i primi tre mesi e di 350mgx2 nel quarto.
La verifica clinica, eseguita alla metà ed alla fine del ciclo di terapia proposto, in assenza di intolleranza e/o di allergia al farmaco in questione e con la conferma ecocolor-doppler della non-evolutività della arteriosclerosi dei tronchi sopraaortici, dimostrava in 20 casi per voce del soggetto e consenso dei familiari un miglioramento della cognitività, della stabilità dell'umore e della qualità della vita di relazione, con una riduzione concreta dello stato di astenia e di abulia.
In altri 4 casi, il trattamento non aveva invece apportato elementi clinici innovativi, mentre nell'ultimo paziente si era registrato un decesso per patologia cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio).
Conclusioni
Con le riserve dovute al ridotto numero di soggetti e ad una osservazione forzatamente limitata nel follow-up, la terapia con Gin Pent ® varietà Gin Pent ® / Dianid ® sembra configurarsi a pieno titolo come un ausilio significativamente proficuo nel trattamento della insufficienza cerebro-vascolare cronica conclamata.
I dati elencati, desunti da questo studio preliminare, saranno sottoposti ad ulteriore verifica, incrementando sia il numero dei pazienti arruolati che la durata del trattamento.
Inoltre in un' indagine successiva ci proponiamo di investigare se anche nelle patologie croniche del circolo vascolare periferico i gipenosidi possano offrire risultati altrettanto lusinghieri.
Infine siamo convinti della validità dell'utilizzo del Gin Pent ® anche in medicina preventiva per la protezione dai danni prodotti dall'invecchiamento che il parenchima nobile del cervello subisce "fisiologicamente" nella senilità.
Bibliografia:
Ottavio Iommelli
Responsabile Ambulatorio di Agopuntura e Fitoterapia - ASL 5
Ospedale San Paolo Napoli
Premessa
La Sindrome da Affaticamento Cronico, altrimenti conosciuta come Chronic Fatigue Syndrome (CFS) colpisce con un'incidenza di circa 1,3 o/oo entrambi i sessi senza predilezione per una particolare fascia di età. Rimane ancora controversa la possibilità di insorgenza in età infantile.
L'etiologia è a tutt'oggi sconosciuta, sebbene siano stati invocati quali agenti virus come quello della mononucleosi e batteri (strafilococchi). Tuttavia nessuno studio è riuscito finora a dimostrare con certezza un simile etiologia. Negli ultimi anni sono cresciute le osservazioni circa la possibilità di una affezione equivalente per segni clinici anche negli animali quali gatti e cavalli, suggerendo la possibilità di una trasmissione zoonosica. Peraltro è stato notato che la maggior parte dei pazienti umani affetti da CFS (97%) ha contatti stretti con animali quali cani e gatti (W. Tarello).
Il frequente riscontro nei soggetti affetti da CFS di alterazioni quali attivazione delle cellule T, aumento dei livelli di citochine (tanto che in Giappone la CFS viene chiamata malattia delle citochine), elevazione della concentrazione dell'anticorpo contro il virus di Epstein Barr, etc. suggeriscono la possibilità che nella CFS sia presente un'attivazione immunitaria cronica.
D'altra parte da molti altri ricercatori è stata stigmatizzata l'importanza dello stress, specie se ricorrente e di varia origine, quale fattore di insorgenza di una CFS (Dobbins 1995) (Reyes 1996). In altri termini l'esposizione ripetitiva allo stress, soprattutto se multi fattoriale e nei soggetti ipersensibili determinerebbe con il tempo l'instaurarsi di una sindrome da affaticamento, quale espressione di un esaurimento dei meccanismi di difesa. La CFS sarebbe quindi nient'altro che una "sindrome da esaurimento cronico" dell'organismo.
A riprova di un tale meccanismo etiopatogenetico citiamo fra gli altri il lavoro di Raison e Miller (2003) che segnala nelle patologie stress-correlate una insufficiente trasmissione di glicocorticoidi (per ridotta biodisponibilità o per ridotta sensibilità recettoriale).
Anche noi riteniamo probabile che la CFS sia la conseguenza dell'esaurimento dei fenomeni reattivi e di difesa indotti dall'esposizione costante allo stress, specie se multifattoriale.
Per la diagnosi di CFS, secondo i criteri del National Istitute of Allergy and Infectious Diseases (1996) è indispensabile la presenza di una situazione di affaticamento cronico, insorto da almeno sei mesi e non giustificato da fattori oggettivi, che deve accompagnarsi contemporaneamente ad almeno quattro dei seguenti sintomi:
La stretta somiglianza di molti di questi sintomi con quelli della fibromialgia hanno fatto ritenere a molti ricercatori che le due malattie siano strettamente imparentate se non equivalenti.
La diagnosi è esclusivamente fondata sulla sintomatologia in quanto le prove di laboratorio e le altre indagini strumentali forniscono risultati incostanti e talora contraddittori. Tuttavia le indagini di laboratorio sono indispensabili per poter escludere la possibilità di altre affezioni quali anemia, infezioni, malattie endocrine, turbe dell'equilibrio elettrolitico, etc.
Non esistono a tutt'oggi terapie farmacologiche valide per la CFS, anzi in molti casi i soggetti affetti da CFS mostrano una ipersensibilità ai medicamenti con una più elevata insorgenza di effetti collaterali e di fenomeni di intolleranza.
Analgesici e antinfiammatori, vengono stati impiegati in terapia ma con risultati non incoraggianti. Anche la somministrazione intravenosa di immunoglobuline non ha dimostrato in studi a doppio cieco una reale efficacia ( Vollmer 1997)
Sono stati inoltre utilizzati gli antidepressivi triciclici per migliorare la qualità del sonno e mitigare i dolori muscolari.
Più di recente si è imposta all'attenzione degli studiosi l'ampligen, una molecola con proprietà immuno-modulatrici, in virtù della sua attività normalizzante gli enzimi Rnase. Si è visto infatti che nella CFS esiste nella maggior parte dei casi (oltre l'80% secondo De Meirleir) un'alterazione di tali enzimi quale espressione di un disordine immunitario.
Lebleu e De Meirleir hanno dimostrato inoltre la presenza di una proteina a basso peso molecolare (37kDa 2-5 A) nell'82% dei 57 pazienti con CFS studiati, mentre soltanto nel 28% dei 53 controlli che comprendevano pazienti affetti da fibromialgia e da depressione. Lo stesso De Meirleir ritiene comunque fondamentale il ruolo dello stress giacché determinerebbe nel soggetto uno stato di maggiore vulnerabilità ad infezioni (mononucleosi) o a disturbi neuroendocrini con la possibilità di insorgenza di una CFS L'ampligen è ancora allo studio sperimentale ma sembrerebbe dimostrare un'efficacia clinica almeno nel 50% dei casi di grave CFS, con scomparsa della proteina 37kDa 2-5 A.
Obiettivi
Sulla scorta di queste considerazioni abbiamo ritenuto utile verificare l'efficacia della somministrazione del Gin Pent ® nei soggetti affetti da CFS.
Il Gin Pent ® è una varietà della pianta di origine asiatica Gin Pent ® naturalmente selezionata e acclimatata ai nostri climi dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio. Essa risulta particolarmente ricca di gipenosidi o ginosaponine (oltre 90 tipi diversi) che sono i maggiori responsabili delle attività curative delle pianta. Le saponine del Gin Pent ® sono molto simili a quelle contenute dal Ginseng, dette ginsenosidi. Tuttavia il Ginseng ne contiene un numero di gran lunga più basso rispetto al Gin Pent ®. Tutte le saponine hanno in comune la struttura del "dammarano", caratterizzato dal nucleo del ciclopentanoperidrofenantrene, tipico dei composti steroidei (9) (10).
Ormai copiosissima è la letteratura internazionale, non solo orientale ma anche americana ed europea, riguardo i gipenosidi e le azioni esplicate da questi.
Tra le attività più importanti ricordiamo quella antiossidante, adattogena, vasoregolatore, immunostimolante e antistress.
L'effetto antiossidante dei gipenosidi, dimostrato negli animali e anche nell'uomo da molti ricercatori, si esplica attraverso la diminuzione degli anioni del superossido e del perossido di idrogeno nei neutrofili, nei microsomi del fegato e nelle cellule endoteliali vascolari. Inoltre è stato dimostrato che i gipenosidi proteggono le membrane cellulari dal danno ossidativo, ripristinando la fluidità della membrana dei microsomi e dei mitocondri del fegato, aumentando l'attività degli enzimi mitocondriali delle cellule endoteliali vascolari e rallentando la perdita intracellulare della lattico-deidrogenasi. (Li L. ) (Dai et Al. dell' Università medica di Guiyang)
In particolare Liao et Al. del Medical College di Hengyang hanno documentato la capacità di incrementare il numero dei linfociti T e B della milza, attraverso la regolazione dell'attività del DNA polimerasi.
Ancora più recenti sono le acquisizioni circa la loro azione di regolazione della produzione e attività dell'ossido nitrico, sia nel senso di un incremento attraverso l'enzima e-nos, cui è devoluta la produzione di ossido nitrico al livello della parete endoteliale dei vasi (Tanner MA,1999) (Huang,1999), sia nel senso di una inibizione dell'enzima i-nos, responsabile della produzione di grandi quantità di ossido nitrico come avviene in molti fenomeni patologici quali le infezioni o i tumori. ( Aktan F et Al. ,2003)
Il ruolo dell'ossido nitrico, un semplice gas, quale vero e proprio mediatore dell'omeostasi fisiologica, delle reazioni immunitarie e dell'apoptosi cellulare si deve alle fondamentali scoperte di Robert F. Furchgott, Louis J. Ignarro e Ferid Murad che ricevettero per queste il Premio Nobel in Fisiologia o Medicina per 1998.
Materiali e metodi
Ben consapevoli dell'importanza dello stress e delle deficienze immunitarie nella genesi e nell'evoluzione della sindrome da affaticamento cronico, abbiamo voluto studiare gli effetti del Gin Pent ® su un gruppo di soggetti selezionato.
Abbiamo reclutato 20 pazienti, dieci maschi e 10 femmine, di età compresa tra i 32 e i 55 anni (età media 42,1), tutti selezionati in base ai criteri del National Istitute of Allergy and Infectious Diseases. Le notizie anamnestiche e le indagini preliminari di laboratorio potevano far escludere una situazione secondaria ad altre malattie sistemiche. In un soggetto di sesso maschile era documentata una allergia ai salicilici e derivati. Un altro soggetto di sesso femminile e di età di 33 anni presentava anche un'epatopatia HCV correlata.
I sintomi più frequenti correlati alla CFS, oltre naturalmente l'affaticamento cronico, erano i dolori muscolari, le turbe dell'alvo (diarrea, stipsi, dolori addominali) e l'insonnia.
A tutti i pazienti è stato somministrato il Gin Pent ® sotto forma di compresse da 350 mg cadauna, disponibili in commercio sotto la denominazione di Dianid®, alla dose giornaliera di 3 compresse (2 al mattino e 1 al pomeriggio) per un periodo di tre mesi.
I soggetti furono ricontrollati con cadenza mensile e si poté accertare che solo uno di essi, un uomo di 55 anni aveva deciso di interrompere il trattamento dopo due mesi di cura, pur avendo egli stesso riferito una riduzione del senso di affaticamento e in assenza di effetti collaterali. In un altro soggetto di sesso femminile e di 44 anni fu notata la riacutizzazione transitoria di colite con dolori e diarrea che tuttavia regredì spontaneamente.
I risultati allo scadere dei tre mesi di trattamento sono stati ottimi in 6 casi (30 %), con la scomparsa completa o netta riduzione dell'affaticamento, buoni in 13 casi(68% circa) con una sensibile riduzione della stanchezza e dei sintomi correlati.
Non abbiamo evidenziato un nesso tra il sesso e il risultato clinico. Abbiamo invece notato una certa correlazione con l'età anagrafica e soprattutto con l'età di insorgenza della SFC, nel senso che i risultati migliori si sono ottenuti nei soggetti più giovani e con una storia clinica che risaliva ad un periodo più breve.
Conclusioni
Pur ritenendo limitato il numero di pazienti e la durata dello studio, possiamo affermare la sicura validità dell'utilizzo del Gin Pent ® nelle sindromi da affaticamento cronico, specie nei soggetti meno anziani e con una storia più breve, in assenza di effetti collaterali degni di nota. Visti i risultati preliminari è nostra intenzione proseguire nella sperimentazione, ampliando il numero di pazienti e il periodo di osservazione, riferendone gli esiti appena possibile.
Bibliografia
Per saperne di più sulla Sindrome da affaticamento cronico e la Fibromialgia si possono visitare i seguenti siti:
Ivano Morelli - Direttore Scuola di Specializzazione in "Scienza e Tecnica delle Piante Officinali" Università di Pisa
Gin Pent ® Makino (Cucurbitaceae) è una pianta medicinale cinese che attualmente viene promossa e venduta anche in Europa come un té vegetale "utile per il benessere e la bellezza". La pianta è una liana perenne che cresce allo stato selvaggio nella Cina meridionale, in Giappone, India e Corea; in Cina viene impiegata nella medicina tradizionale contro la bronchite, in molte altre patologie e come tonico generale. In Italia viene coltivata dalla Ambrogio Vivai di Leno (Brescia) con il marchio "Gin Pent ®", registrato in tutta Europa, Svizzera compresa e negli Stati Uniti d'America.
La pianta è stata sottoposta a numerose indagini di tipo fitochimico e/o farmacologico e clinico. Le ricerche del primo tipo hanno portato alla identificazione di flavonoidi (Fang Z. P. e Zeng X. Y. ,1989) e di composti steroidici derivati del colestano (Akihisa T. et al. ,1988) e dell'ergostano (Akihisa T. et al. ,1987,1989 e 1990). Come pricipi attivi sono state però identificate circa 90 saponine triterpeniche, di cui le ultime sono state scoperte solo alcuni anni or sono (Hu L. H. et al. ,1996 e 1997). Questi composti sono denominati gypenosidi, hanno l'aglicone con lo scheletro del dammarano e sono strettamente collegati, da un punto di vista strutturale, alle saponine presenti nel Panax ginseng, note come ginsenosidi, responsabili anch'esse dell'attività adattogena e delle molte altre azioni del Ginseng. In particolare i gypenosidi III, IV, VIII e XII ed i malonil gypenosidi di III e VIII sono identici ai ginsenosidi Rb1, Rb3, Rd, F2 e ai malonil ginsenosidi di Rb1 e Rd (Takemoto T. et al. ,1983; Kuwahara M. et al. ,1989). Inoltre il gypenoside XVII è stato anche isolato da Panax quinquefolium, P. notoginseng e P. japonicus, piante appartenenti tutte alla famiglia della Araliaceae, non strettamente correlata a quella delle Cucurbitaceae, alla quale appartiene Gin Pent ®; (Morita et al. ,1985). Per trattamento con basi, prima dai ginsenosidi (Cui J. F. et al. 1994) e successivamente dai gypenosidi (Cui J. F. et. al. ,1998), sono stati ottenuti i rispettivi agliconi (sapogenine, parte non zuccherina), che sono state analizzate per via gas cromatografica per ottenere "fingerprints". E' stato così visto che i gypenosidi risultano costituiti dai seguenti agliconi con lo scheletro del dammarano: 20(S)-dammar-24-ene-3ß,19,20-triolo,20(S)-drammar-24-ene-3ß,12ß,19,20, -tetraolo,20(S)-protopanaxadiolo e 20(S)-dammar-24-ene-2,3ß,12ß,20-tetraolo (formule 1-4). Le sapogenine ottenute dai Gingseng hanno invece una composizione differente ed in particolare hanno in comune solo il 20(S)-protopanaxadiolo (3), mentre hanno come composto caratterizzante il 20(S)-protopanaxatriolo (5), che risulta completamente assente nella pianta in esame. Queste differenze hanno permesso agli stessi ricercatori (Cui J. F. et al. ,1999) di mettere a punto un metodo di indagine gas cromatografica abbinata alla spettrometria di massa, utile per caratterizzare e differenziare gli estratti di Gin Pent ®; da quelli delle tre specie medicinali del genere Panax.
Gli studi farmacologici condotti sugli estratti grezzi di Gin Pent ®; e/o sulle saponine e sugli altri costituenti da essi isolati hanno in effetti evidenziato numerose ed interessanti attività, sia in prove in vitro, che su modelli animali e in alcuni casi anche sull'uomo, come documentato da una numerosa letteratura scientifica prodotta soprattutto in questi ultimi anni da istituti di ricerca cinesi e giapponesi e da alcune europei. Tra le pricipali azioni riscontrate, possiamo citare quelle: antitumorale (Wang C. et al. ,1995, Han M. Q. et al. ,1995, Liao D. F. et al. ,1995), ipocolesterolemizzante ed ipolipidemica (Cour B. et al. ,1995), immunoprotettiva (Hou J. et al. ,1991; Liu J. et al. ,1994) attribuibile anche ai polisaccaridi della pianta (Qian X. et al. ,1999), antiulcera (Lewis D. A. e Hanson P. G. ,1991, Zhang L. et al. ,1994), antiossidante (Li L. et al. ,1993; Xiao G. L. et al. ,1994), antiinfammatoria ed epatoprotettiva (Lin J. M. et al. ,1993), antitrombotica (Tan H. et al. ,1993), anti PAF (Takagi J. et al. ,1985) e molte ancora (Chen W. C. et al. ,1996; Zhou S. R. e Qiu Z. R. ,1990). E' stato inoltre suggerito che i gypenosidi possano esser utili per la prevenzione e per il trattamento dell'aterosclerosi (Dai M. et al. ,1998) e per il ritardo del processo di invecchiamento, a causa anche delle interessanti proprietà antiossidanti sopra indicate (Li L. e Lau B. H. ,1993) e le stesse saponine sembrano altresì essere responsabili dell'azione antiiperlipidemica, secondo quanto indicato da un recente brevetto cinese (Liu Z. et al. ,1996). Altre indagini, infine, hanno evidenziato un effetto protettivo dell'estratto di Gin Pent ®; sull'ippocampo (Wang Q. G. et al. ,1997) e le seguenti azioni sul cuore: effetto intropo negativo, attribuito alla frazione flavonoidica, che risulta influenzare la concentrazione degli ioni calcio (Li L. ,1998); azione sui potenziali di azione degli ioni calcio, sodio e potassio esercitata delle saponine (Zhao Y. et al. ,1998).
I numerosi studi sopra indicati evidenziando le notevoli potenzialità dell'uso di té o estratti di Gin Pent ® e rendono questa pianta estremamente interessante per un suo utilizzo anche in sostituzione dei Gingseng essendo tra l'altro, almeno nei paesi di origine, più facilmente disponibile e più e buon mercato, rispetto alle costose radici di questi ultimi.
Pisa 4 Febbraio 1999
A seguito della sua richiesta, Le fornisco i seguenti dati riguardo alla tossicità di Gin Pent ® e/o dei suoi componenti.
Nella letteratura scientifica recensita dal Chemcal Abstract, dal Biological Abstract, da Current Contents, da Excerpta Medica (EMBASE) e da MEDLINE, non esiste nessun lavoro che descriva gli effetti tossici, mutageni e teratogeni sugli animali e sull'uomo della pianta o dei suoi principi attivi.
Il Gin Pent ® ed i suoi componenti, pur non essendo riportati nella pubblicazione della American Herbal Products Association's "Botanical Saefty Handbook", M. McGuffin, C. Hobbs, R. Upton e A. Goulberb editori, CRC Press, Boca Raton (USA),1997, non sono però neppure citati nei tre volumi "Adverse Effects of Herbal Drugs", P. A. G. M. De Smet, K. Keller, R. Hansel e R. F. Chandler editori, Springer-Verlag, Berlin,1992,1993 e 1997.
Gli effetti avversi e la tossicità non sono inoltre riportati in alcune banche dati importamti come:
Da quanto sopra riportato si può ragionevolmente affermare che il Gin-Penet, tenuto anche conto del suo largo impiego da molto tempo, presso le popolazioni orientali, sia una pianta sicura e priva di efetti indesiderati.
Il Direttore
Prof. Ivano Morelli
How & Why in Medicine - Anno XI - Aprile 2003
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Gin Pent ® è una varietà naturalmente selezionata dell'originale Gin Pent ®, importata e adattata in Italia dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio ed ha come tale ottenuto il brevetto dell'Unione Europea (Brevetto Europeo N° 8488 del 03/12/2001, Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali, - 98/1034): Gin Pent ® clone Gin Pent ®.
Erbacea appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee è molto diffusa in Estremo Oriente, dove viene utilizzata da secoli dalle popolazioni locali per le ben note proprietà.
Gli studi e le ricerche - condotti sino ad ora principalmente dalle Università di Pisa, di Loma Linda (California, USA) e di Shangai (Repubblica Popolare Cinese) - hanno portato ad individuare i principi attivi del Gin Pent ® nelle Saponine, un gruppo di complesse molecole affini, cui è stato imposto specificatamente il nome generico di Gynosaponine e di cui ne sono state caratterizzate circa novanta.
Identificate con una siglia numerica progressiva, hanno dimostrato di possedere una struttura comune centrale con sostituzioni radicali variate; la caratterizzazione delle specifiche proprietà individuali ha permesso di sviluppare un sistema di estrazione globale attraverso un procedimento a caldo e con una successiva purificazione in colonna cromatografica.
La molteplicità dei principi noti permette di disporre di una diversificata azione a livello organico. Va innanzitutto sottolineata la sicurezza di impiego del Gin Pent ®, la cui non tossicità è stata certificata nel 1999 sia dal Dipartimento di Agronomia e di Gestione dell'Agro Ecosistema che dalla Scuola di Specializzazione in Scienza e Tecnica delle Piante Officinali, entrambe dell'Università di Pisa. Sono numerosi gli studi fitofarmacologici sviluppati dall'interesse per le proprietà espresse dal Gin Pent ®, i cui risultati hanno aperto la strada a protocolli di ricerca gestiti da numerosi ricercatori, in particolare Cinesi e Americani.
Già da ora sono disponibili risultati scientifici che permettono di identificare tre specifici ambiti di interesse per il Gin Pent ®: apparato digerente, circolatorio e sistema nervoso centrale.
Ciò che oggi maggiormente intriga sono gli studi riguardanti lo stress, condizione di vita tra le più diffuse nel mondo occidentale, con un corollario di manifestazioni specifiche in grado di alterare profondamente le dinamiche funzionali del sistema nervoso centrale.
Numerosi trial hanno dimostrato l'azione coadiuvante di alcune Gynosaponine sull'evoluzione centrale delle condizioni di stress, con una mirata specificità per le situazioni di ansia e di compromissione del tono umorale.
Le molteplici abilità connesse con la pleiomorfa azione di queste Gynosaponine hanno suggerito per questo vegetale la definizione di Pianta Adattogena, in quanto in grado di fornire risposte specifiche nelle diverse condizioni e per le varie necessità individuali.
Un ulteriore rispetto da sottolineare, come in parte già ricordato in precedenza, è l'ottima tellerabilità, che lo rende scevro da interferenze con concomitanti assunzioni sia alimentari che non.
Utilizzare quotidianamente e correttamente Gin Pent ®; significa, pertanto, offrire all'organismo una mirata alternativa in grado di coadiuvare l'organismo nel raggiungimento di quell'omeostatico adattamento che è il fine ultimo di ogni nostra azione a tal proposito.
Angelo Bosio MD
Professor and Chairman
Drug Monitoring Service - New York
Editoriale a cura di Angelo Bosio, MD
Drug Monitoring Service New York, N. Y. - USA
Casa di Cura Mater Dei, Roma
Gin Pent ® rappresenta la migliore risposta fito-farmacologica oggi disponibile per numerose problematiche che interferiscono con il benessere organico nella quotidianità.
Clone originale, brevettato e registrato presso l'Unione Europea, Gin Pent ® è stato ottenuto e stabilizzato dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio grazie a tecniche di selezione naturale applicate ad erbacee perenni orientali, adattate alla coltura delle nostre latitudini ed alle esigenze pedoclimatiche nostrane, ove la successiva produzione su larga scala è stata realizzata con tecniche di coltivazione rigorosamente biologiche.
Gin Pent ® è una pianta erbacea perenne quasi glabra, con rizoma rampicante, fusto esile, bianco pubescente ai nodi. Le foglie sono membranose, picciolate, palmato composite. I fiori sono piccoli, unisessuali, ascellari e di colore giallo verde. Il frutto è nerastro-verde, globoso con linea trasversale nella parte superiore e con semi appuntiti.
I principi attivi del Gin Pent ® sono contenuti nelle parti aeree della pianta, raccolte durante il periodo di maggiore insolazione, cui corrisponde il massimo di concentrazione delle originali sostanze attive sull'omeostasi organica. Per ottenere la migliore resa qualitativa e una significativa stabilità nel tempo si effettua un'estrazione a caldo con successiva purificazione in colonne cromatografiche.
I principi attivi originali ed esclusivi del Gin Pent ® sono rappresentati dai gipenosidi, una famiglia di oltre novanta molecole precipue del solo clone brevettato, che hanno in comune la struttura del dammarano, nucleo del ciclopentanoperidrofenantrene, su cui si lateralizzano specifiche catene laterali e funzioni ossidriliche o aldeidiche in sostituzione, rispettivamente di atomi di idrogeno o di gruppi metilici del nucleo del dammarano, nonché per varie composizioni, numero, tipo e sequenza di molecole di zuccheri.
Oltre a questi Gipenosidi sono presenti flavoni, polisaccaridi, aminoacidi, vitamine, minerali e tracce di oligoelementi.
L'interesse odierno di molti si sta sempre più rapidamente orientando verso i trattamenti naturali offerti dalla Medicina Complementare e d'Avanguardia, sia per la loro innovativa capacità di agire spesso e volentieri in ambiti sia classici che pionieristici, sia per la sicurezza che viene offerta ai pazienti dalla naturale origine dei protocolli proposti e utilizzati. Sempre più medici si orientano verso queste forme di ricerca e di prassi clinica, permettendo di offrire un aggiornato strumento di intervento a chi si rivolge con particolare intuito e fiducia verso queste nuove frontiere.
In qualità di Medico specialista presso la Casa di Cura Mater Dei di Roma e di responsabile del Drug Monitoring Service ® di New York mi occupo da anni di questo delicato settore della ricerca e delle sue applicazioni al quotidiano.
Gli ambiti di interesse - sia del grande pubblico che degli addetti ai lavori- si sono progressivamente trasformati nel tempo e si sono oggi concentrati sul versante terapeutico, dove trova sempre più spazio la preoccupazione di molti per un aspetto spesso trascurato della nostra vita quotidiana: la sessualità. Il sesso e la sessualità si esprimono concretamente ormai attraverso l'intero arco di vita dell'adulto e dell'anziano e trovano con allarmante frequenza ostacoli - reattivi o endogeni - alla loro espressione potenziale, elementi di disturbo della funzionalità connessi o nascosti fra le pieghe dell'età e dello stress.
Le ricerche sull'attività di Gin Pent ® avevano già dimostrato negli anni passati una specifica capacità d'intervento benefico a livello sessuale del presidio vegetale, per cui si è cercato di approfondirne la specifica propensione, al fine di ottenere una migliorata azione in questo ambito. Le ricerche hanno da subito orientato verso un approccio selettivo, che permettesse di separare le esigenze dell'organismo maschile da quelle dell'organismo femminile, che presentano ovviamente necessità diversificate con ambiti di intervento solo a volte correlabili.
A questo proposito va ricordato come uno studio effettuato su 400 individui di sesso maschile e di età superiore a 35 anni - coordinato nel periodo 2002 - 2003 dal Drug Monitoring Service - avesse già permesso di esprimere un favorevole giudizio sulle capacità del solo Gin Pent ® di riequilibrare positivamente l'espressione funzionale della sessualità dl tali individui, alterata specificamente ed in senso negativo da abnormi condizioni di stress.
I risultati di tale rilevazione sono riassunti nella tabella seguente che riporta schematicamente le percentuali di variazione rilevate nel corso della ricerca, che era stata effettuata con la somministrazione del solo Gin Pent ® alla dose di 330 mg Ter in Die per os, per un periodo di tre mesi.
| Fasce di età (anni) | Risultati a 1 mese in % | Risultati a 2 mesi in % | Risultati a 3 mesi in % | |||
| Invariati | Migliorati | Invariati | Migliorati | Invariati | Migliorati | |
| 25 - 35 | 34 | 4 | 26 | 25 | 19 | 69 |
| 34 - 45 | 41 | 4 | 36 | 51 | 28 | 59 |
| 45 - 55 | 43 | 41 | 37 | 51 | 31 | 55 |
| oltre 65 | 42 | 37 | 33 | 48 | 31 | 53 |
Kargo ® - nelle due originali e diversificate formulazioni per l'organismo maschile e femminile, tipicamente rappresentate da proprietarie scatole colorate specificamente in azzurro o in rosa - nasce dall'insieme di queste osservazioni e si propone come una miscela di sostanze naturali, che viene offerta a chi necessiti di un sostegno attivo nell'ambito sessuale presentando problematiche connesse con l'espressione delle naturali pulsioni, limitata però nella sua potenziale estrinsecazione da individualizzati problemi reattivi.
Al fine di potenziare l'azione naturale e ben nota di Gin Pent ® sono state quindi associate - per la formulazione specifica maschile di Kargo® - tre altre valide essenze vegetali rappresentate dall'Epimedium Grandiflorum, dal Rhaponticum Carthamoides e dal Lepidium Meyenii. Titolati e stabilizzati sulla base di osservazioni mirate, questi estratti vegetali consentono di potenziare la risposta organica maschile, riequilibrando l'omeostasi funzionale dell'individuo ed integrando quanto già favorevolmente espresso dal Gin Pent ®.
Uno studio pilota coordinato dal Drug Monitoring Service- effettuato su 152 soggetti di sesso maschile di età compresa tra i 25 e i 55 anni, mediante la somministrazione di Kargo® Bis in die per os per un periodo di due mesi ha dato lusinghieri risultati sintetizzati nella tabella seguente.
| Fasce di età (anni) | Numero soggetti | Risultati a 1 mese in % | Risultati a 2 mesi in % | ||
| Invariati | Migliorati | Invariati | Migliorati | ||
| 25 - 35 | 50 | 21 | 79 | 18 | 82 |
| 34 - 45 | 50 | 32 | 68 | 24 | 76 |
| 45 - 55 | 52 | 39 | 61 | 30 | 70 |
Miglioramenti medi percentuali rispetto al basale dei soggetti maschili con problematiche sessuali funzionali reattive.
Le indicazioni offerte da questi risultati permettono di identificare in circa 15 giorni il tempo medio di comparsa dell'effetto positivo ricercato, che si stabilizza poi nel tempo con la prosecuzione dell'assunzione. Non va poi dimenticato come nel corso della valutazione siano emersi altri effetti positivi di sicuro interesse quali un netto miglioramento delle capacità cognitive, con particolare riguardo all'attenzione e alla memoria, un miglioramento delle capacità energetiche individuali, con sensazioni di ritrovata vigoria riferite dalla maggioranza dei soggetti coinvolti nella sperimentazione.
La sicurezza di impiego dei prodotti naturali come questi di cui si tratta è tale per cui la loro diffusione si va rapidamente estendendo, offrendo infatti risposte positive alle necessità individuali secondo un favorevolissimo balance rischio - beneficio.
Editoriale a cura di Angelo Bosio, M. D.
Drug Monitoring Service® New York, N. Y. - USA
Casa dì Cura Mater Dei, Roma
Al fine di potenziare l'azione naturale e ben nota di Gin Pent ® sono state quindi associate - per la formulazione specifica femminile di Kargoâ - tre altre valide sostanze naturali, rappresentate dall'Epimedium Grandiflorum, dal Rhaponticum Carthamoides, dalla Rhodiola Rosea e dall' Arginina base. Titolati e stabilizzati sulla base di osservazioni mirate, queste sostanze naturali consentono di potenziare la risposta organica femminile, riequilibrando l'omeostasi funzionale della donna ed integrando quanto già favorevolmente espresso dal Gin Pent ®.
A questo proposto va ricordato come uno studio effettuato su 300 individui di sesso femminile e di età compresa fra 25 e 55 anni - coordinato nel periodo 2002-2003 dal Drug Monitoring Service - con la somministrazione di solo Gin Pent ® alla dose di 330 mg Ter in Die per os per un periodo di tre mesi avesse già permesso di esprimere un favorevole giudizio sulle capacità del solo Ginpent di riequilibrare positivamente l'espressione funzionale della sessualità della donna, alterata specificamente ed in senso negativo da abnormi condizioni di stress o in corso di specifiche terapie con sostanze anche non naturali come nel caso delle terapie estro-progestiniche, che è noto siano in grado di modificare la libido anche di soggetti giovani. I risultati sono sintetizzati nella tabella seguente.
| Fasce di età (anni) | Risultati a 1 mese in % | Risultati a 2 mesi in % | Risultati a 3 mesi in % | |||
| Invariati | Migliorati | Invariati | Migliorati | Invariati | Migliorati | |
| 25 - 35 | 34 | 45 | 26 | 58 | 19 | 69 |
| 34 - 45 | 41 | 41 | 36 | 51 | 28 | 59 |
| 45 - 55 | 43 | 41 | 37 | 51 | 31 | 55 |
Miglioramenti medi percentuali rispetto al basale dei soggetti femminili con problematiche sessuali funzionali reattive.
Le indicazioni offerte da questi risultati permettevano già all'epoca della loro prima divulgazione di esprimere un iniziale e favorevole giudizio sull'impiego di Gin Pent ® in queste condizioni di anormale espressione reattiva della sessualità, per cui la nuova ed integrata preparazione specifica Kargoâ che da essi trae spunto concreto si presenta come un notevole ed ulteriore sviluppo positivo per il raggiungimento di un ancor più significativo risultato.
Una specifica sperimentazione coordinata dal Drug Monitoring Service - effettuata su 154 soggetti di sesso femminile di età compresa tra i 25 e i 55 anni, mediante l'assunzione per os di Kargo bis in die per un periodo di due mesi ha evidenziato risultati più che favorevoli. I dati sono riassunti nella tabella seguente.
| Fasce di età (anni) | Numero soggetti | Risultati a 1 mese in % | Risultati a 2 mesi in % | ||
| Invariati | Migliorati | Invariati | Migliorati | ||
| 25 - 35 | 51 | 29 | 71 | 23 | 77 |
| 35 - 45 | 50 | 37 | 63 | 32 | 68 |
| 45 - 55 | 53 | 41 | 59 | 37 | 63 |
Miglioramenti medi percentuali rispetto al basale dei soggetti femminili con problematiche sessuali funzionali reattive.
Le indicazioni offerte da questi risultati permettono di identificare in circa 15 giorni il tempo medio di comparsa dell'effetto positivo ricercato, che si stabilizza poi nel tempo con la prosecuzione dell'assunzione. La sicurezza di impiego dei prodotti naturali come questi di cui si tratta è tale per cui la loro diffusione si va rapidamente estendendo, offrendo infatti risposte positive alle necessità individuali secondo un favorevolissimo balance rischio-beneficio, specie nelle donne di più giovane età.
P. RUSSO * - T. VALENTE **
A. O. R. N. V. Monaldi, Napoli
* Divisione di Ortopedia
** Dipartimento di diagnostica per immagini - Servizio di Ecografia
Abstract
Gli A. A. riportano i dati preliminari del trattamento dell'artrosi di ginocchio mediante Gin Pent ® ( clone selezionato naturalmente della pianta di origine asiatica Gin Pent). In tale studio, iniziato circa 6 mesi fa, sono stati esaminati 75 pazienti di entrambi i sessi, con età media di 67 anni, affetti da gonartrosi di media e grave entità, selezionati secondo parametri clinici, radiografici ed ecografici. Con l'ecografia è stato misurato preliminarmente lo spessore della cartilagine articolare allo scopo di poter accertare se e in che misura il trattamento potesse incrementarne lo sviluppo. I risultati, non ancora definitivi, documentano comunque un miglioramento clinico nella maggior parte dei soggetti. Non ancora disponibili i dati relativi alla misurazione ecografica della cartilagine nei controlli a distanza, dal momento che i tempi necessari per poter valutare un effettivo incremento non sono quasi mai inferiori ai 12-18 mesi. Gli A. A. non mancheranno di riferire appena possibile i risultati definitivi.
P. RUSSO* - T. VALENTE**: Valutazione clinica ed ecografica del trattamento della gonartrosi con il Gin Pent ®
A. O. R. N. V. Monaldi, Napoli
* Ambulatorio di Ortopedia
** Dipartimento di diagnostica per immagini - Servizio di Ecografia
Abstract
Gli A. A. riportano i risultati ottenuti nel trattamento delI'osteoartrosi in generàle e della gonartrosi in particolare con l'impiego dei principi attivi della pianta Gin Pent ®. In tale studio, iniziato da circa un anno, sono stati arruolati 75 pazienti di entrambi i sessi, con età media di 67 anni, affetti da gonartrosi di media e grave entità, selezionati secondo parametri clinici, radiograflci ed ecografici. Con l'ecografia è stato misurato preliminarmente lo spessore della cartilagine articolare allo scopo di poter accertare se e in che misura il trattamento poteva incrementarne lo sviluppo.
I risultati a distanza di un anno dimostrano nella maggior parte dei soggetti (70%) un miglioramento non Solo clinico ma accompagnato da un effettivo incremento dello spessore della cartilagine articolare.
La necessità di intervenire positivamente non solo sui sintomi ma più specificamente sulla patogenesi e l'evoluzione dell'artrosi - la cosiddetta terapia di fondo - è ormai profondamente sentita dagli operatori sanitari.
L'alta incidenza dell'affezione, specie a livello delle ginocchia,1'elevato costo sociale in termini di spesa per farmaci, presidi e interventi chirurgici, la rilevante limitazione flinzionale ci impongono la massima attenzione.
Negli ultimi tempi la nostra attenzione si è soffermata sul Gin Pent ®, una varietà della pianta asiatica Gin Pent, naturalmente selezionata, acclimata e coltivata in Italia dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio. La pianta originale viene da millenni diffiisamente impiegata nella medicina tradizionale Cinese in quanto accreditata di numerosi effetti benefici. Più di recente si è imposta all'attenzione di numerosi ricercatori del mondo occidentale che ne hanno studiato composizione ed effetti in svariate patologie. Anche sulla varietà Gin Pent ®, di acquisizione molto più recente, sono iniziati negli ultimi tempi studi approfonditi.
I principali costituenti chimici del Ginpent sono delle particolari saponine chiamate gipenosidi, che vengono considerate le principali responsabili della sua attività terapeutica. Attualmente sono state identificate nella pianta 90 diverse saponine. La struttura chimica di questi composti è originale essendo dei glicosidi triterpenici tipo dammarano non rinvenuti in altre piante (Piacente et Al. ,1995; Aquino et Al. ,1996; Hu et AL,1996; Cui J. F. et Al. 1999). Il principio attivo, proveniente dalle parti aeree della pianta, viene estratto a caldo e quindi purificato con colonne cromatografiche.
Oli effetti ed i meccanismi dell'azione farmacologica della pianta sono stati oggetto di vari studi, in buona parte condotti da ricercatori orientali, ma, più recentemente anche occidentali. Tanner e colì. hanno per esempio trovato che un estratto della pianta esercita un incremento della produzione di ossido nitrico eNOS dipendente. Per contro, altri esperimenti hanno mostrato che i gipenosidi inibiscono in modo concentrazione-dipendente la produzione di ossido nitrico per inibizione diretta sia dell'attività che dell'espressione della iNOS ~O sintasi inducibile) (Aktan et Al. ,2003). Poiché 1' aumento dei livelli di NO svolge un ruolo importante nelle malattie infiammatorie e nell'aterosclerosi, viene ipotizzato che anche questo meccanismo inibitorio contribuisca all'azione terapeutica dei gipenosidi (Aktan et Al. ,2003) (Porreca G. P. ,2004)
Un'altra importante attività dei gipenosidi è quella antiossidante (Lin et Al. ,2000), dalla quale dipende l'effetto protettivo dallo stress ossidativo dimostrato nei confronti dei fagociti, delle cellule endoteliali e dei microsomi epatici [Li et Al. ,1993]. In dipendenza di questa attività, gli estratti della pianta sono in grado di neutralizzare efficacemente i radicali liberi di ossigeno.
Dopo le fondamentali ricerche di Irerid Murad, Robert F. Furchott, e Louis J. Ignarro, per le quali essi ricevettero nel 1998 il premio Nobel, non può più essere negato il ruolo fondamentale dell'ossido nitrico sia nel mantenimento dell'omeostasi fisiologica dell'organismo sia nei principali processi patologici quali le infezioni e i tumori.
Anche a livello della cartilagine articolare, l'ossido nitrico gioca un ruolo fondamentale. Le ricerche di Jang-Soo Chun (2003), per esempio, chiariscono che il danno della matrice cartilaginea extracellulare e le alterazioni strutturali dei condrociti (de-differenziazione, apoptosi) che si verificano nell'osteoartrosi sono provocati dalla produzione di ossido nitrico iNOS dipendente.
In sintesi piccole quantità di ossido nitrico, quali quelle prodotte dall'enzima eNOS (NO sintasi endoteliale), sono indispensabili per un buon equilibrio fisiologico, mentre invece la produzione di grosse quantità di ossido nitrico, dipendenti dall'attività dell'enzima (NO sintasi inducibile), si verifica in tutti i processi patologici, osteoartrosi compresa.
Le ricerche su menzionate dimostrano che i gipenosidi sono in grado di favorire la produzione di piccole quantità di ossido nitrico (eNOS dipendente) e quindi contribuiscono positivamente allo svolgimento dei processi fisiologici, mentre invece ne inibiscono la formazione in grosse quantità (iNOS dipendente).
L'ausilio di metodiche che consentano di verificare non solo clinicamente ma anche strumentalmente se e in che misura il trattamento adottato abbia effettivamente influito positivamente sulla malattia è ormai un' esigenza irrinunciabile.
Anche noi che ci occupiamo ditali problematiche da molti anni abbiamo sentito la necessità di un metodo per valutare il trofismo articolare del ginocchio il più possibile preciso ma anche rapido ed economico. La quasi perfetta concordanza tra le misurazioni ottenute con RMN, che resta a tutt'oggi il sistema di riferimento, e quelle ottenute mediante ecografia, ci ha indotto a privilegiare quest'ultima tecnica per gli innegabili vantaggi di maggiore semplicità, rapidità ed economia.
Dettagli di tecnica
In un'articolazione normale l'aspetto ecografico del profilo osseo è definibile come una banda iper-riflettente con cono d'ombra posteriore mentre quello della cartilagine articolare è uguale ad una sottile rima ipoecogena strettamente contigua all'osso corticale subcondrale. L'ipoecogenicità è verosimilmente dovuta alla struttura omogeneamente idrofilica della cartilagine ialina. La cartilagine normale ha margini netti sia sulla superficie articolare che profonda, rendendo la misura ecografia del suo spessore abbastanza facile. Lo spessore della cartilagine articolare, come detto, è facilmente misurabile, previo ingrandimento elettronico dell'immagine, usando i calipers elettronici dell'apparecchio ecografico, con l'ausilio di sonde lineari ad elevata frequenza (da 7,5 MHz a 12 MHz; nello studio del ginocchio noi utilizziamo sonde con frequenza variabile da 5. 0 a 10 MHz).
Lo spessore della cartilagine normale varia da 1,2 a 1, 9 mm. (Ai sen 1984; Richardson 1 988). Una minima quantità di fluido si ritrova normalmente nei recessi sinoviali; lo spessore del film fluido è al massimo di 2-3 mm; quantità maggiori di fluido possono rendere difficile la misurazione dello spessore cartilagineo ed allora bisogna posizionare l'articolazione in modo da far accumulare il versamento in sedi declivi e procedere alla misurazione in sedi antideclivi, ricorrendo eventualmente ai decubiti supino, prono e laterali.
Con sezioni sagittali ed assiali attraverso il compartimento laterale del ginocchio, profondamente al tendine del quadricipite, si evidenzia la borsa sovrarotulea e il recesso sovrapatellare che sono un eccellente marker della patologia intra-articolare.
Nel normale le pareti della borsa sono sottili, ma svariati processi patologici possono distenderla; essa inoltre viene utilizzata come finestra ecografica per la misurazione della cartilagine del condilo femorale, sia esterno (CFE) che interno (CFI).
A paziente in decubito supino e completa flessione del ginocchio (in modo da "sproieuare" i condili femorali dal piatto tibiale), posizionando la sonda (7,5 MHz) in sede sovra e sottorotulea, si può valutare la tasca o gola intercondiloidea (troclea femorale e lo stato dei condili.
Nel normale la banda ipoecogena cartilaginea presenta un margine netto sia anteriore (o superiore a livello del tessuto sinoviale) che posteriore (o inferiore a livello della limitante ecogena della corticale ossea). Inoltre essa è più spessa nella gola intercondiloidea e più sottile in corrispondenza dei condili. A causa dell'ampia variabilità dello spessore normale (variabile da mm 1,2 a 1, 9 mm), noi eseguiamo di routine la misurazione comparativa del ginocchio controlaterale.
A paziente con arto inferiore extraruotato o, se possibile, in decubito laterale, viene esaminato, preferibilmente con scansioni longitudinali oblique, il profilo mediale del ginocchio. In tal modo èpossibile visualizzare lo spazio articolare femorotibiale mediale, valutando la distanza tra gli estremi ossei del femore e della tibia. Detto spazio viene definito, anche se non del tutto propriamente dal punto di vista anatomico, rima articolare interna (RAI)Con la stessa tecnica si può mirare anche lo spessore cartilagineo a livello del piatto tibiale interno (PTI).
A paziente con arto inferiore intraruotato o in decubito laterale o prono si valuta il comparto esterno del ginocchio ( banda ileotibiale, origine del tendine popliteo, legamento collaterale esterno, porzione distale del tendine del bicipite), nonché lo spazio articolare femoro-tibiale esterno che però, a causa della non ottimale rappresentazione, non viene usualmente misurato; è possibile inoltre misurare io spessore cartilagineo in corrispondenza del piatto tibiale corrispondente (PTE).
A paziente in decubito prono vengono prima di tutto evidenziate le strutture della fossa poplitea; nei pazienti con degenerazione artrosica dell'articolazione vi è una elevata incidenza di cisti di Baker (fig. 4), con il colletto della borsite apprezzabile tra il tendine del semimembranoso ed il gemello interno, con una forma ad "Y" invertita, con un lembo superficiale e l'altro profondo al gemello; in tale decubito, con sonde di frequenza più bassa (5-6 MHz) è possibile confermare lo spessore della cartilagine soprattutto in corrispondenza dei condili femorali.
In sintesi con il metodo ecografico è possibile la misurazione dello spessore della cartilagine nei vari distreffi del ginocchio, con approssimazione fino al decimo di millimetro. Noi eseguiamo di routine la misurazione al livello del condilo femorale interno (CFI), condilo femorale esterno (CFE), piaffo tibiale interno (CTI), piatto tibiale esterno (CTE) e infine della rima articolare interna (RAI).
Il confronto tra i dati ottenuti con tale esame in tempi diversi permette di stabilire se e in quale misura si sia ottenuto un incremento dello spessore cartilagineo e se tale incremento abbia riguardato tutta o parte della superficie articolare.
Questo metodo viene da noi utilizzato da alcuni anni nello studio della gonatrosi, sia nel corso di trattamenti farmacologici e/o fisioterapici, sia nei soggetti sottoposti ad interventi chirurgici (quale ad esempio il trapianto cartilagineo autologo e la mosaicoplastica).
Materiali e metodi
Sulla scorta di tali argomentazioni, approfittando della facile reperibilità in commercio del Gin Pent ® sotto forma di compresse con la denominazione di Dianid® contenenti ciascuna 330 mg di principio attivo, abbiamo voluto sottoporre al trattamento un gruppo sufficientemente alto di soggetti, di entrambi i sessi e di varia età, affetti da osteoartrosi del ginocchio di vario grado.
A tale scopo abbiamo arruolato 75 soggetti, di età compresa tra i 51 e gli 84 anni (età media 67 anni) e di entrambi i sessi. A seconda del quadro clinico e radiografico sono state distinte gonarrrosi di media, medio-grave e grave entità (abbiamo escluso dallo studio i soggetti affetti da gonartrosi di lieve entità).
I parametri clinici da noi considerati sono i classici dolore, tumefazione, limitazione funzionale e versamento articolare, con punteggio variabile da 1 a 4 per i primi tre e da O a 1 per il quarto.
Dolore / tumefazione / limitazione funzionale / versamento articolare
1 Lieve / 1 Lieve / 1 Lieve / O Assente
2 Moderato / 2 Moderata / 2 Moderata / 1 Presente
3 Intenso / 3 Notevole / 3 Intensa
4 Intollerabile / 4 Molto rilevante / 4 Totale o subtotale
Il quadro radiografico veniva classificato secondo l'indice di Kellgren, da noi parzialmente modificato, anch'esso con scala 1-4:
A seconda della somma del punteggio del quadro clinico e radiografico la gonartrosi nel nostro studio veniva considerata di media, medio-grave o grave entità.
Nel dettaglio i 75 soggetti dello studio risultavano cosi ripartiti:
| Soggetti | Entità |
| 23 | Gonartrosi media |
| 34 | Gonartrosi medio-grave |
| 18 | Gonartrosi grave |
La misurazione ecografica dello spessore della cartilagine articolare, eseguita all'ingresso al livello dei condili femorali, piatti tibiali e rima articolare interna, completava la scheda clinica del soggetto. Il valore medio dello spessore della cartilagine articolare relativo all'intero gruppo dei soggetti all'inizio della sperimentazione era di 1,3 mm.
A riprova dell'affidabilità del nostro metodo di misurazione dello spessore cartilagineo, vogliamo sottolineare la perfetta concordanza tra quadro clinico-radiografico e quadro ecografico, nel senso che più grave era l'artrosi più si mostrava assottigliato lo spessore della cartilagine articolare.
Ciascun paziente doveva assumere giornalmente tre compresse da 330 mg senza interruzione per un periodo di tempo non inferiore ai dodici mesi, al termine dei quali doveva essere ripetuta anche l'ecografia articolare quale verifica strumentale dell'eventuale miglioramento.
Risultati
Lo studio è iniziato nel novembre dello scorso anno. I pazienti sono stati controllati ad intervalli di circa tre mesi. In nessun caso si sono verificati fenomeni di intolleranza. 12 soggetti hanno abbandonato il trattamento per motivi personali. A distanza di almeno 11 mesi dall'arruolamento i pazienti sono stati sottoposti nuovamente alla misurazione ecografica della cartilagine articolare.
Risultati clinici
La somministrazione per os di 330 mg tre volte al dì del Dianid® si è dimostrata efficace nella stragrande maggioranza dei soggetti (il 70 % circa) nel ridurre i principali sintomi dell'affezione e cioè il dolore, sia a riposo che durante l'esercizio, la limitazione funzionale e le riacutizzazioni periodiche. Nessuno dei soggetti in osservazione ha avuto bisogno di ricorrere agli antinfiammatori durante il trattamento. Nella tabella seguente vengono riportati i risultati ottenuti dopo 12 mesi di trattamento nei 63 soggetti che hanno osservato integralmente il protocollo:
| Risultati clinici | Criteri di valutazione | N. |
| Ottimi | Dolore assente o quasi, funzionalità normale o quasi, assenza di flogosi | 9 |
| Buoni | Dolore solo da sforzo, funzionalità migliorata, scarsi episodi flogistici | 40 |
| Mediocri | Modesta risposta sul dolore, la funzionalità e le crisi flogistiche | 8 |
| Cattivi | Nessuna risposta al trattamento | 6 |
Risultati della misurazione ecografica
Il valore medio dello spessore della cartilagine articolare relativo all'intero gruppo è passato dai 1,3 mm iniziali ai 1,5 mm del tempo di controllo (a distanza di 12 mesi dall'inizio del trattamento).
Gli incrementi più significativi hanno riguardato i soggetti la cui risposta clinica al trattamento era stata buona o ottima. Tra questi ultimi si è osservato un incremento dello spessore medio della cartilagine di 0,5mm. Più contenuto l'aumento di spessore cartilagineo del gruppo dei buoni (0,2 mm) e ancora più basso quello del gruppo dei mediocri (0,1 mm). I soggetti con cattivi risultati non mostravano alcuna variazione significativa della cartilagine articolare, con l'eccezione di uno nel quale si era potuto osservare un discreto incremento dello spessore, pari a 0,1 mm, ma senza alcuna riduzione della sintomatologia morbosa.
Un'analisi più approfondita ci ha permesso di rilevare la stretta correlazione tra gravità del quadro clinico-radiografico iniziale e risultato a distanza, cosa del resto facilmente comprensibile, ma anche una notevole correlazione con l'età, nel senso che i risultati migliori si sono ottenuti soprattutto nei pazienti più giovani.
| Risultati | N. | Età media | Gravità | Incremento medio |
| Ottimi | 9 | 47 | Media (9 punti) | 0,5mm |
| Buoni | 40 | 53 | Medio-grave (13 punti) | 0,2mm |
| Mediocri | 8 | 61 | Medio-grave (15 punti) | 0,1mm |
| Cattivi | 6 | 71 | Grave (17 punti) | 0,09mm |
Conclusioni
Considerato il breve lasso di tempo intercorso non possiamo ritenere questi risultati definitivi. Tuttavia essi ci sembrano lusinghieri e ci incoraggiano a proseguire nella strada intrapresa. In conclusione riteniamo di poter affermare che l'impiego del Ginpent rappresenti certamente un significativo passo avanti nell'ambito della terapia non solo sintomatica ma soprattutto causale dell'osteoartrosi in generale e della gonartrosi in particolare. Di fatti la misurazione ecografica della cartilagine articolare ha potuto dimostrare nella maggioranza dei casi una sua effettiva attività condroriparatrice. Non mancheremo di riportare i futuri sviluppi del nostro studio.
Bibliografia