Ho scoperto l’albero della vita

“Ero uno straccio: col GinPent® da 5 anni non vedo un medico”.

Si chiama GinPent®. Cresce in Estremo Oriente. Un vivaista bresciano, dopo 10 anni di tentativi, l’ha ambientata in Italia. Il farmacologo Bosio: “Non è l’acqua di Lourdes, però…”

Dopo aver importato per primo in Italia il kiwi, creato un clone senza pelo del frutto neozelandese, disvelato le staordinarie proporietà dolcificanti della stevia paraguayana, inventato una nuova qualità di guayaba brasiliana, scoperto un albero senegalese che tiene lontane le zanzare, trovato un’erba russa che restituisce la memoria agli studenti sotto esame, giocherellato con i pollini fino a tirar fuori dieci varietà di querce e un’altra infinità di organismi vegetali che prima non esistevano, Giovanni Ambrogio ha deciso di sostituirsi definitivamente al Padreterno e ha messo le mani in Estremo Oriente sulla GinPent®, da lui abbreviata in GinPent®. Che, tranne ridare la vista ai ciechi e raddrizzare gli storipi, parrebbe in grado di guarire tutte le malattie dei figli di Adamo, tanto da poter essere paragonata all’albero della vita che cresceva nel paradiso terrestre. Non per nulla i monaci taoisti la chiamano “pianta dell’immortalità”.

Ambrogio non è nè un botanico nè uno scienziato. Di mestiere fa il vivaista a Leno, nel Bresciano. Si definisce “un contadinaccio”. Come Bertoldo, ha scarpe grosse e cervello fino: ha regirtato presso l’Ufficio comunitario delle varietà vegetali il diritto di sfruttamento del ginpent nel territorio dell’Unione europea fino al 31 Dicembre 2026. Un brevetto reso possibile dal fatto che l’originale collocato dal Creatore nel giardino dell’Eden contine “appena” 50 sostanze attive, chiamate gynosaponine, mentre la versione riveduta e corretta da Ambrogio ne conta quasi il doppio, per l’esattezza 92, e ognuna arreca uno specifico beneficio al corpo umano.

La scarsa letteratura scientifica attesta che la gunostemma pentaphyllum è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia della Cucurbitacee, la stessa delle zucche, che cresce spontaneamente in Cina, Giappone, Corea, isole della Malesia e India, “quasi glabra, con rizoma rampicante, fusto esile di colore bianco, foglie membranose, fiori piccoli giallo-verdi”. Raccontata così, non dice nulla. “Il fatto è che questa parente ricca del ginseng, è una pianta adattogena” spiega il professor Angelo Bosio, direttore del dipartimento di neurologia della clinica di Sant’Anna di Brescia. “In altre parole, si adatta alle condizioni del corpo umano e fornisce risposte organiche individuali per ciascuna patologia. In particolare mitiga i sintomi dello stress, combatte la depressione, riduce i disturbi d’ansia che alterano il ciclo sonno-veglia e provocano somatizzazioni dell’apparato digerente quali cattiva digestione, gastrite, ulcera, colite, stitichezza. Inoltre è in grado di combattere i fenomeni di aggregazione piastrinica che sono all’origine di trombosi e ischemie”. Per dirla con il contadinaccio Ambrogio, “regola la pressione, fluidifica il sangue, toglie i dolori, abbassa il colesterolo e la glicemia, allevia la tosse, scioglie il catarro e in più risveglia i sensi”, per via di certi sorprendenti effetti secondari di tipo idraulico che sono tuttora allo studio.

Non è l’acqua di Lourdes ma funziona sicuramente bene, anche se per un 20 per cento della popolazione resta acqua fresca, come accade del resto in qualsiasi molecola”, frena gli entusiasmi il professor Bosio. Il quale, dall’estate scorsa sta somministrando in via sperimentale una pillola di ginpent al mattino e una alla sera a 200 suoi pazienti: “Meglio dirlo sottovoce, ma credo che molti di loro potranno assumere questo integratore alimentare al posto delle benziodiazepine, psicofarmaci che inducono dipendenza e sono spesso mal tollerati.”

Ho contattato il professor Bosio per puro scrupolo. Non che non mi fidassi del buon Ambrogio: dopo mezz’ora il mio nasometro lo classificava fra gli italiani onesti. Tuttavia, essendoci di mezzo la salute…

Ho così appreso che il luminare bresciano, specialista in farmacologia e psichiatria, è anche presidente dell’Ann drug monitoring service, con sede a New York, al numero 575 di Madison Avenue, un organismo scientifico che ha valutato clinicamente il ginpent senza riscontrare controindicazioni di sorta. “Certo mancano i famosi risultati a vent’anni, ma stiamo pur sempre parlando di una pianta che i contadini giapponesi masticano da migliaia di anni”, ragiona il vivaista di Leno. “E comunque il professor Bosio mi ha detto che nemmeno il piracetam, usato da un trentennio in tutti gli ospedali del mondo contro l’ictus, se la sentirebbe di mettere la mano sul fuoco da qui all’eternità.”

Tutto quello che vuole. Ma chi mi garantisce che il GinPent® non abbia conseguenze indesiderate nel lungo periodo?

“Il professor Ivano Morelli, direttore della Scuola di specializzazione in scienza e tecnica delle piante officinali presso l’Università di Pisa, e il professor Paolo Emilio Tomei, docente di fitogeografia nel dipartimento di agronomia del medesimo ateneo.

Morelli ha spulciato la letteratura scientifica sull’argometo e scandagliato le banche dati mondiali, concludendo che è “una pianta sana e priva di effetti indesiderati”. Tomei ha dichiarato che in base alla bibliografia consultata il GinPent® -non presenta alcun tipo di tossicità-“.

Se fa così bene, sarà mica che bisognava aspettare proprio lei per capirlo…

“Può darsi. Fino al ’97 ero una carretta: zoppo da un’anno per l’artrosi all’anca sinistra; candidato alla carrozzella se non mi fossi operato al ginocchio destro, avevo già prenotato il letto in una clinica di Manerbio; ulcera e gastrite da helicobacter pylori; reflusso gastroesofageo permanente. Queste sono le analisi eseguite il 7 gennaio ’98. Legga: colesterolo 270, trigliceridi 102, glucosio 104, acido urico 7.6. Ho cominciato a prendere 2 capsule di ginpent al giorno. Ecco le analisi di 7 mesi dopo, 31 luglio: colesterolo 217, trigliceridi 64, glucosio 85, acido urico 6.2. Perfette. Da quell’estate mai più visto un medico”.

Si sarà messo a dieta.

“Non mi crede? Allora guardi queste: sono attestazioni spontanee corredate da referti medici che ricevo quotidianamente: A.G. lavora all’Istituto per gli studi di politica internazionale a Milano: con un mese di ginpent il colesterolo è sceso da 285 a 191. F.B. di Busto Arsizio, affetto da sarcoidosi, una malattia cronica di origine ignota caratterizzata dalla formazione di granulomi negli organi colpiti, si curava da due anni con il cortisone e la clorochina, un antimalarico: grazie al GinPent® riscontra un miglioramneto fisico generale, soprattutto in relazione al tono dell’umore, digestione e bruciori di stomaco, con diminuzione sensibile dello stato di astenia. A.M. di Asola scrive: -Pressione regolarizzata, sonni più tranquilli, circolazione migliorata, beneficio generale, tosse compresa-. G.P. docente in un istituto superiore di Brescia, operato cinque volte per cancinomi all’intestino e cancro alla prostata, assume il ginpent da 3 anni:”Regolarizzata la funzione intestinale, mi dà un leggero e benefico senso di euforia”.”

Non apriamo il capitolo tumori, per favore.

“No, non apriamolo. Tanto più che questi malati, come mi ha spiegato il professor Bosio, hanno problemi di metabolismo e quindi bisogna valutare e monitorare caso per caso le possibli reazioni all’assunzione di GinPent®”.

In che modo ha scoperto l’esitenza di questa panacea?

“Gliel’ho detto, ero una carretta. Un amico emigrato in Argentina ha parlato di me con un vecchissimo botanico giapponese che abita vicino a casa sua. E questi gli ha consegnato una piantina di GinPent®, dicendogli che dovevo mangiarne le foglie. Ma erano amarissime, di un amaro da far schifo.”

E allora?

“M’è venuta in soccorso la stevia raebaudiana. E’ un arbusto perenne della famiglia dei crisantemi che ho importato in Italia dal Paraguay. Dalle foglie secche si ricava una polvere che ha una capacità dolcificante 15-20 volte superiori a quelle dello zucchero e lascia in bocca un retrogusto di liquirizia. Non dà calorie, non provoca diabete non altera il tasso glicemico nel sangue, non procura carie e placche dentali come lo zucchero, non è tossica come i dolcificanti sintetici. Purtroppo il Ministero della Santià ha proibito la vendita dell’estratto in gocce.”

E perchè mai?

“Vallo a sapere. Nel Luglio 2000 la stevia non ha superato l’esame del Comitato scientifico per il cibo della Commisione europea. Quindi si può vendere la pianta, ma non l’estratto. Pare che non ci siano sufficienti prove della sua innoquità. E’ ridicolo. Negli USA si trova nei negozi e in giappone lo utilizzano da anni nella Diet Coke, la Coca Cola che non fa ingrassare. Farà mica male solo in Europa?”

Lei cosa sospetta?

“Ci sono di mezzo le multinazionali. Se l’estratto di stevia venisse liberalizzato, non si venderebbe più nemmeno una bustina di aspartame, saccarina e compagnia bella. Chiaro il concetto? Mi sono rivolto al professor Enrico Volpones, segretario generale dell’Unerbe, l’Unione nazionale erboristi. “Vietare la stevia è un atto illegale”, è stato il suo responso. L’ho girato all’ASL di Brescia: manco ho avuto una risposta. Allora sono andato a protestare. E sa che cosa m’hanno detto? “Ambrogio, non ci faccia parlare… Noi giriamo tutto a Milano, in questo pasticcio non vogliamo entrarci””.

Torniamo al GinPent®.

“Ho lavorato dall’88 al ’98 per ambientarlo. Dieci anni di testate nel muro. In natura avrebbe bisogno di un ambiente di montagna, fresco e umido. Ma alla fine l’ho spuntata. Comincio a provarlo su di me e… Caspita, ritorno a camminare. Caspita, mi passa il mal di stomaco. Caspita, mi s’abbassa il colesterolo. Sarà un caso, mi dico. Ma poi lo do alla moglie di un tecnico, afflitta da una malattia cronica alle ossa, e in 20 giorni torna come prima. Lo do a una signora di Offlaga, il mio paese natale, perseguitata da una periartrite scapolo-omerale dolorosissima, e dopo due settimane viene qui a trovarmi: girava il braccio in avanti e all’indietro e piangeva dalla gioia. E allora m’è sembrato giusto consegnarlo per la sperimentazione a 10 medici di base della provncia di Brescia, ognuno dei quali l’ha dato a 10 pazieti afflitti da cinque patologie.”

Nomi dei medici

“Non posso, però una cosa è certa: prescritto per un malanno il ginpent finisce per guarirne anche un altro. Infatti contiene saponine triterpeniche, fitosteroli e sostanze ormonosimili che aumentano l’efficienza fisica. E’ come se andasse a cercarsi nell’organismo umano tutto ciò che non funziona. Adesso il professor Bosio vuol farlo conoscere ai suoi colleghi cazzologi, come li chiama lui.”

Prego?

“Ma dai, che ci siamo capiti. Funziona alla grande, come un viagra vegetale. E senza le controindicazioni dei farmaci per l’impotenza.”

Come ha fatto ad accorgersi che è afrodisiaco? L’ha testato su di sè?

“No, guardi, io funziono bene lo stesso. Anzi mia moglie mi ha proibito di usarlo per quella cosa li. Ma i pazienti del professor Bosio fra i 60 e 70 anni dopo due mesi che assumevano il ginpent hanno avuto questa bella sorpresa.”

Se fà così bene pechè non è venduto in farmacia?

“Come no, è venduto eccome. Ma con un altro nome e in compresse anzichè in capsule. A fornirlo è sempre il qui presente Giovanni Ambrogio. Mi hanno convinto a fare una società apposta. Solo che gli hanno messo un prezzaccio: 20 euro e 55 centesimi”

Come mai così caro?

“Sono pazzi. Vogliono guadagnare troppo.”

In fin dei conti è una piantina che si può coltivare sul balcone di casa, ho capito bene?

“Sissignore. Purchè sia collocata all’ombra. Ma la pianta non la vendo al pubblico. Inizialmente l’avevo data a dei grossisti. Purtroppo mi sono accorto che me la moltiplicavano di nascosto nelle loro serre pur essendosi impegnati per contratto a non farlo. Così per colpa di pochi disonesti sono rimasti fregati tutti gli italiani”.

Non sarà che questa delle nuove piante è solo una moda e voi vivaisti dei volponi che la assecondano?

“Potrebbe essere ma ci sono le prove dei risultati”

Se è per quello sento dire un gran bene anche del baobab, tant’è vero che è nata la Baobab fruit company che ne smercia la polpa liofilizzata in farmacia come febbrifugo, analgesico, antidiarroico.

“Che c’è di strano? Io vendo anche l’aloe vera e l’aloe arborescente, che stando a padre Romano Zago, un religioso dei Frati minori originario del Brasile, cura persino i tumori. Mentre secondo me ha due sole proprietà: è antinfiammatoria e lassativa.”

Che senso c’è nell’andare in cerca di nuove piante in altri continenti quando solo nel nostro Piemonte è stata abbandonata la coltivazione di ben 500 varietà di mele?

“Abbia pazienza: le mele non sono mica piante medicinali. Adesso sto ambientando una pianta dalla quale ho ricavato un olio anticrittogamico potentissimo. Il guaio è che d’inverno muore. Al sud vivrebbe benissimo. Gelo e umido sono i miei nemici, ma è solo questione di tempo. Perchè mai dovrei rinunciare a quest’insetticida biologico? Io già lo uso nei miei vivai e posso assicurarle che funziona, accidenti se funziona! Lei conosce l’infantria, il bruco americano?”

Si

“Bene. Ho bagnato un solo ramo con quest’olio ed entro sera tutte le ifantrie erano stecchite. Solo che i parassiti nel giro di tre giorni sono morti su tutto l’albero. Questo significa che il mio anticrittogamico vegetale è sistemico, entra in circolo. L’ifantria mangia la foglia e crepa.”

Ha sempre avuto il pollice verde?

“A 10 anni già guidavo il trattore, aravo, seminavo, sfalciavo, accudivo le bestie. Ma non è che fossi molto conento di lavorare nei campi: avrei preferito studiare. Infatti ho frequentato le commerciali di sera. A 11 anni ero già capo di un vivaio. Sono stato il primo in Italia a escogitare una tecnica per spostare le piante adulte da un posto all’altro. Il comune di Offlaga aveva deciso di segare una fila di tigli secolari. Voi siete matti, ho detto agli amministratori comunali, piuttosto vengo a prendermeli io. Credevano che scherzassi. Adesso quattro tigli si trovano nella piazza dell’ospedale di Leno, quattro su un lungolago gardesano e 3 in un giardino privato. Una poetessa di Brescia ha dedicato all’impresa un componimento.”

Mi spiega di che tecnica si tratta?

“Basta trattare gli alberi come persone. Se lei strappa un’anziano dalla propria abitaizone e lo sbatte in una casa di riposo, che succede? Che l’anziano si traumatizza fino a morire. Le piante lo stesso. Bisogna portarle via con la loro terra , esporle al sole con l’orientamento di prima, nutrirle con ormoni per farle radicare. La mia massima è: ci sono cose nella vita in cui bisogna arrivare primi e cose in cui basta arrivare. Nel mio lavoro ho sempre cercato di arrivare primo. Negli anni 70 la gente faceva a gara per arrivare a comprarsi la Mercedes. Io mi sono detto: un giorno magari ci arriverò anch’io, alla Mercedes. Ma intanto ho riempito l’Italia di kiwi, che nessuno conosceva e ho pure inventato il kiwi senza pelo.”

Come ci è riuscito?

“Mi sono messo a studiare l’actinidia aguta che cresce in Manciuria. Pensavo: che peccato, fa dei frutti così buoni ma troppo piccoli. Allora ho preso il fiore del mio kiwi maschio e ho impollinato la femmina della Manciuria. Dopo 7 anni ho selezionato i frutti a grappolo che ne sono venuti fuori, ben sette varietà. In Germania vanno via come il pane. Li mangiano al posto delle ciliege”.

E dove trova il tempo di andare a caccia di piante sconosciute?

“No, no, io sono come Emilio Salgari, viaggio con la fantasia. Sono gli altri a portarmi semi e ramoscelli da tutto il mondo chiedendomi di tirarci fuori qualche cosa.”

Non è illegale?

“Quello che creo, lo brevetto.”

Dove?

“Per l’Europa bisogna mandare 90 piante per 3 anni consecutivi in Germania e Francia, dove controllano che non intervengano mutazioni genetiche. Ci vogliono prove su prove e soldi a palate prima di ottenere la concessione della privativa comunitaria per ritrovati vegetali”.

Quali sono le piante più gettonate dagli italiani?

“Il carpinus betulus pyramidalis e la magnolia”.

Come mai?

“Il carpino è come un’obelisco: non richiede potatura ed è resistentissimo. Ideale per viali e siepi. La magnolia è una delle poche piante che non teme nè la siccità nè l’umidità”.

E la pianta più costosa?

“La picea pungens kosteriana glauca detta abete azzurro per via dei germogli di quel colore che spuntano in primavera. E’ l’abete del Caucaso, si può vedere anche nella Piazza Rossa di Mosca, attorno al mausoleo di Lenin e sotto le mura del Cremlino. Cresce lentissimamente. Più gli alberi crescono adagio e più costano”.

Cosa c’è che cresce in fretta?

“Salice, tiglio e catalpa. La più lenta è l’araucaria imbrica, un’agonia, tanto che si vende un tot al centimetro”.

Un primario mi ha detto che gli hanno fatto pagare alcuni ulivi molto vecchi 50 milioni di lire l’uno.

“Fesso lui a sborsare tutti quei soldi. Un ulivo di 150-200 centimetri di circonferenza, quindi non proprio giovincello, non va oltre i 4 milioni. Che comunuqe non è un prezzo da pianta di sinistra, lo ametto”.

Secondo lei perchè i partiti hanno sempre scelto come simboli piante e fiori? Garofano, edera, biancofiore, ulivo, margherita…

“Lo chiedo io a lei. Sembra una serra. Sarà che sono avvinti alle poltrone e dove s’attaccano muoiono.”

Da un presidente del consoglio con l’hobby della floricoltura che cosa si aspetta?

“Molto. L’amore per il verde è sicuro inizio di nobiltà d’animo”.

Lei è favorevole o contrario alla coltivazione della canapa indiana proibita per legge?

“Contrarissimo. Anzi, la legge andrebbe aggiornata in senso restrittivo. Due sere fà ho cacciato via un tizio che mi chiedeva di procuragli la salvia divinorum, detta anche salvia dei veggenti. In America la fumano come se fosse marijuana. Pare che procuri allucinazioni, esperienze extracorporee, temporanea perdita della memoria e sdoppiamento della personalità. Purtroppo è una droga legale, all’estero la vendono nelle erboristerie.”

Come si psiega che i vivai siano sempre affollati di clienti mentre nelle città il verde pubblico è praticamente scomparso?

“Ha mai fatto caso quando cambia una giunta comunale le città rifioriscono? Dipende da chi ci governa. Lei pensi solo che da queste parti gli ultimi platani lungo le strade statali sono ancora quelli che fece piantare Napoleone.”

Chi sono i peggior nemici degli alberi?

“Insetti e funghi, spiegano i testi sacri. L’uomo dico io. E in particolare quella sottospecie chiamata cacciatore, che entra nelle proprietà altrui, spacca, divelge, calpesta. Del resto ci sarà un motivo se la sequoia semprevirens campa mille anni e l’uomo appena 80”.

 

di Stefano Lorenzetto

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