Dal Giappone è arrivato il dottor Ginpent

In Giappone è una pianta spontanea: un tempo i contadini nipponici usavano masticarne le foglie, durante il lavoro dei campi, e si sentivano rinvigoriti dai succhi che ne estrevano. Da noi è venuta alla ribalta solo ora. In compenso adattata al nuovo ambiente e arricchita nelle sue caratteristiche, simili a quelle del Ginseng, ma con un campo di applicazioni più ampio.

Il suo nome è “Ginpent”, appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee, la stessa delle zucche, e la varietà ottenuta in Italia è stata denominata Ginpent.

Artefice dell’operazione è un vivaista di Leno, nel bresciano, Giovanni Ambrogio, ricercatore appassionato, insignito dell’Oscar italiano della botanica per la sua vocazione, in cui rivive lo spirito degli antichi “cacciatori di piante”.

E’ stato lui a importare per primo in Italia il Kiwi e a occuparsi della Stevia Rebaudiana, una pianta del Paraguay dalla quale si ricava un ottimo dolcificante naturale.

Ambrogio ha scoperto per caso la “Gynostemma”, ne ha intuito l’importanza e per anni si è dedicato a essa, svilupandone le proprietà teapeutiche. Quindi ne ha ottenuto la privativa dall’ufficio comunitario europeo. Ora la sua creazione è sul mercato con tanto di expertise rilasciata dell’ateneo pisano. Dove specialisti in Scienza delle piante officinali hanno riconosiuto al Ginpent virtù curative. Che riguardano il metabolismo cellulare, la cura dell’ulcera gastroduodelane, la riduzione del tasso lipidico del sangue e alte ancora. Quanto basta per assegnare al Ginpent un posto in rilievo tra le essenze medicinali.

di Luigi Bianchi

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