Sembra una zucca, è un toccasana

Un vivaista zoppo e pieno di acciacchi guarì grazie a un’erba orientale. Ora l’ha chiamata GinPent®, dicono che la usi anche il Papa e si può comprare il farmacia. Se si riesce a trovare.

Nome scientifico: GinPent®. Nome confidenziale presso i monaci taoisti: pianta dell’immortalità. Nome commerciale: GinPent®. Nelle farmacie di Milano e della Lombardia s’è sparsa la voce che sia questa erba perenne appartenente alla famiglia delle cucurbitacee, la stessa delle zucche, il prodotto naturale naturale impegato segretamente per restituire la forma a Giovanni Paolo II. Quanto basta perchè venissero spacciate capsule e compresse a base di Gynostema.

Il fatto è che il GinPent® va a ruba con il passaparola e alle volte risulta introvabile. A produrlo per tutta l’Europa è infatti una sola persona: Giovanni Ambrogio, 64 anni, che si definisce un “contadinaccio” e ha registrato presso l’Ufficio comunitario delle varietà vegetali il diritto di sfruttamento nella Ue fino al 31 dicembre 2026. L’imprenditore controlla sia il marchio GinPent® sia l’integratore alimentare venduto nelle farmacie come Dianid e smentisce con forza d’essere un fornitore papale.

Vivaista a Leno, nel bresciano, dove governa un’azienda di dimensioni familiari, Ambrogio è da sempre un cacciatore di alberi: fu il primo ad ambientare in Italia in Kiwi , a creare un clone senza pelo del frutto neozelandese, a svelare le straordinarie proprietà docificanti della stevia paraguayana, a inventare una nuova qualità di guayaba brasiliana.

Sono occorsi 10 anni di pazienti tentativi, al “contadinaccio”, per riuscire ad ambientare nel clima e nei terrtori della Pianura Padana la GinPent®, che cresce spontaneamente in Cina, Giappone, Corea, Malaysia e India. “Ma gli sforzi sono stati abbondantementi ripagati” dice il professor Angelo Bosio, farmacologo e nuorologo alla clinica Sant’Anna di Brescia “perchè la pianta originale contiene solo 50 sostanze attive chiamate gynosaponine, mentre la versione riveduta e corretta da Ambrogio ne conta 92”.

“Fino al ’98 ero zoppo per l’artrosi dell’anca, candidato alla carrozzella se non mi fossi fatto operare il ginocchio destro; perseguitato dell’Helicobacter pylori, con ulcera, gastrite e reflusso gastroesofageo permanetni” racconta il vivaista di Leno. ” Un amico emigrato in Argentina parlò dei miei guai ad un aziano botanico giapponese suo vicino di casa. E questi gli consegò una piantina di GinPent®, dicendogli che dovevo mangiarne le foglie. Ma erano amarisime di un sapore inavvicinabile. Allora pensai di essicarle, micronizzarle e incapsularne la polvere. Mai più visto un medico”.

Il GinPent® è stato definito dagli scienziati giapponesi una pianta “adattogena”, cioè in grado di adeguarsi alle condizioni di salute individuali, fornendo le risposte più appropriate alle carenze del corpo umano. In pratica la concentrazione dei principi attivi favorisce l’omeostasi, la capacità degli organismi viventi di mantenere un’equilibrio stabile. Negli ultimi due anni l’integratore alimentare è stato sperimentato dal professor Bosio su oltre 1.400 pazienti con esiti positivi nella cura di ansia, depressione, stress, insonnia, astenia, ipertensione, ulcera, gastrite, ipercolesterolemia, stipsi. “Non è l’acqua di Lourdes però ha un raggio d’azione molto ampio e s’è rivelato un valido sostituto delle benzodiazepine, psicofarmaci che inducono dipendenza e sonno spesso mal tollerati” spiega il farmacologo. “Ho registrato risultati che definirei brillanti nel 70 per cento dei casi; il rimanente 30 per cento si divide fra risultati positivi, ma meno eclatanti, e un gruppo di “non-responders” pari all’8-9 per cento”. Le testimonianza raccolte sono entusiastiche.

A.G., che lavora all’Ips, l’Istituto per gli studi di politica internazionale fontato a Milano da Alberto Pirelli, con un mese di GinPent® ha visto scendere il valore del colesterolo da 285 a 191. F.B. di Busto Arsizo, affetto da sarcoidosi, grazie al GinPent® ha riscontrato un miglioramento fisico genrale, soprattutto in relazione al tono dell’umore, digestione e bruciori di stomaco, con diminuzione sensibile dello stato di astenia. G.P, docente di un’istituto superiore di Brescia, operato 5 volte per carcinomi all’intestino e cancro alla prostata, assume il GinPent® da 3 anni e scrive: “Regolarizzata la funzione intestinale, mi dà un leggero e benefico senso di euforia”.

Ed è su questa euforia che il vivaista conta molto per il futuro. Pare infatti che il GinPent®, associato ad altri due vegetali top secret di origine orientale, compia prodigi anche nella sfera sessuale. Riferisce il professor Bosio: “Con tre urologi s’è cominciato a somministrare il composto a 500 pazienti: su 340 di essi già funziona, con notevole aumento della libido e superamento dei deficit erettivi. Se i risultati verranno mantenuti potrmo dire di aver messo a punto il nuovo rimedio vegetale sicuro”. Nel frattempo l’Aan drug monitoring service di New York, che ha sede al numero 575 di Madison Avenue, ha valutato clinicamente il GinPent® senza riscontrare contrindicazioni. Identico il responso dell’università di Pisa che l’ha classificato “una pianta sicura priva di effetti indesiderati”.

“Certo mancano i famosi risultati a vent’anni, ma stiamo parlando di un’erba che i contadini giapponesi masticano da migliaia di anni” tranquillizza Giovanni Ambrogio. E svontola l’ultimo responso del dipartimento di microbiologia dell’Università di Loma Linda (California): il GinPent® può avere benefici effetti nella prevenzione e nel trattamento dell’arteriosclerosi e ritardare il processo d’invecchiamento”.

di Stefano Lorenzetto

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